La “Freccia del sud” vola in cielo, ci lascia un grande esempio

22 marzo 2013 ore 14:30, Alessandra Mori
La “Freccia del sud” vola in cielo, ci lascia un grande esempio
Il campione se ne va e lascia il cuore spezzato a tutti. Il mondo dello sport piange la scomparsa di Pietro Mennea, 61 anni, il più grande velocista azzurro. Oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Mosca nel 1980 e primatista mondiale del record del mondo dei 200 metri. Un record durato fino ai Giochi di Atlanta nel 1986 quando fu migliorato da Michael Johnson.
Duro, severo, non gli piaceva scherzare troppo, racconta chi gli era amico. Ma poi, come tutti i burberi buoni, si apriva presto al sorriso. Da anni lottava con un male incurabile. Il male lo ha vinto, ma vince il suo esempio, il valore anche pedagogico che lascia al mondo, soprattutto ai ragazzi, che voleva impegnati. Diceva: «Mi piacerebbe che i giovani rispondessero abbiamo fatto e non ho fatto». Uno stimolo ad impegnarsi contro la pigrizia, la mancanza di ideali, di emozioni, di passione. La sua è la storia di un grande italiano: geniale, fuori dagli schemi, un battitore libero. Uno che si è impegnato a testa bassa per poi sfondare e volare alto. La Freccia del sud, come era chiamato, era nato a Barletta il 28 giugno 1952 e ha fatto risplendere la sua terra e il Belpaese con il suo talento. Mennea, con Stefano Tilli, Carlo Simionato e Giovanni Bongiorni, ha fatto anche segnare il primato italiano ed europeo nella staffetta 4x200 con il tempo di 1'21"10 a Cagliari nel settembre 1983. In bacheca una marea di medaglie: due bronzi, sempre nei 200 metri a Monaco di Baviera nel 1972 appena ventenne, e con la staffetta 4x400 a Mosca nel 1980. Poi due sigilli mondiali: il bronzo nei 200 metri e l'argento nella staffetta 4x400 a Helsinki nel 1983. 6 medaglie agli Europei: bronzo nella 4x100 a Helsinki nel '71, un oro nei 200 e due argenti nei 100 e nella 4x100 a Roma nel 1974, due ori nei 100 e nei 200 a Praga nel 1978. E ancora un oro europeo indoor, 5 ori e 2 bronzi alle Universiadi e 5 ori ai Giochi del Mediterraneo. Quattro lauree: scienze politiche, giurisprudenza, scienze dell'educazione motoria e lettere. Avvocato e dottore commercialista, autore di 20 libri. Nella sua vita c’è stato anche un piccolo spazio per la politica. Dal 1999 al 2004 eurodeputato a Bruxelles. «Se n’è andato un pezzo della mia vita», dice commossa Sara Simeoni ricordando l’amico Pietro. Piovono le dichiarazioni di cordoglio e stima per la sua scomparsa. Il presidente del Coni Malagò ha deciso di allestire la camera ardente nella sede del Coni. Ma l’eroe non se n’è andato. È con noi, splende il suo esempio. Sta a noi custodirlo.
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