Bersani/2: premier col timer e Napolitano che pensa già al dopo

22 marzo 2013 ore 18:48, Lucia Bigozzi
Bersani/2: premier col timer e Napolitano che pensa già al dopo
Secondo scenario. Napolitano consegna a Bersani un mandato esplorativo. Un incarico ‘condizionato’e il paletto è sempre lo stesso:  numeri certi in parlamento senza i quali, il capo dello Stato non trasformerà la formula da parziale a piena. La parola-chiave: fiducia alla Camera e al Senato. Ma i numeri non ci sono (a Palazzo Madama) e se l'esplorazione del leader democrat fallirà, il Colle ha già pronto il piano B. Ma la B non è quella di Bersani.
Il capo dello Stato è netto: è il primo passo “del cammino che dovrà condurci al più presto al raggiungimento dell’obiettivo”. Cioè la “nascita di un esecutivo in grado di garantire la piena e normale attività legislativa”. La strada è segnata, su questo il presidente della Repubblica non è disposto a retrocedere di un passo. Parole chiare che ha ripetuto anche ieri nel faccia a faccia con la delegazione guidata dal leader democrat che secondo i rumors di Palazzo sarebbe stato “alquanto burrascoso”. Bersani dunque riparte da zero, ma la strada, la sua strada, è tutta in salita. Dove sono i numeri che Napolitano vuole vedere nero su bianco? La sensazione è che dietro il mandato ‘condizionato’ vi sia la consapevolezza che l’esplorazione di Bersani finisca contro un muro, quello dei grillini. Anche oggi il capogruppo al Senato, Vito Crimi ha ripetuto il mantra del capo (Beppe Grillo): mai accordi o fiducia al governo Bersani. Sembra un messaggio cucito addosso alle parole di Bersani che dal Quirinale assicura: confronto con tutti ma sulle mie idee. E allora? Se i grillini rispondono picche, se Monti non vuole fare la stampella sic et simpliciter, se con Berlusconi Bersani rifiuta qualsiasi idea di larghe intese, dove sta la soluzione per il governo che chiede il presidente della Repubblica? Appare chiaro che se l’esploratore Bersani dovesse perdere la bussola nella giungla a cinquestelle è pronto il piano B. Non di Bersani, ma di Napolitano. L’ipotesi è quella di un premier individuato in una personalità fuori dagli schemi dei partiti, dunque una marcata caratterizzazione istituzionale per garantire governabilità e un’agenda di riforme ormai non più rinviabili per il paese. Un premier dialogante con le forze politiche responsabili che siedono in parlamento, capace di tradurre in fatti la parola tanto cara a Napolitano: coesione nazionale. In questo quadro, sarà proprio il capo dello Stato a sciogliere la riserva, non più Bersani.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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