Bersani/1: premier col timer ma coi 28 (senatori) in tasca?

22 marzo 2013 ore 19:55, Lucia Bigozzi
Bersani/1: premier col timer ma coi 28 (senatori) in tasca?
Primo scenario: mandato ‘condizionato’. Parola-chiave: fiducia piena alla Camera e al Senato. Napolitano vuole garanzie che si chiamano numeri, soprattutto al Senato. Per non ripetere l’altalena di Prodi e non rischiare di esporre il Paese ad un governo nato e già in agonia. E’ la ‘riserva’ che il capo dello Stato si terrebbe come ulteriore precauzione anche nel caso in cui Bersani quei numeri li abbia già in tasca e glieli abbia comunicati. Il numero magico per governare è il 28: sono i senatori in più che dovrebbero garantirgli la fiducia oggi, e il sostegno nel percorso parlamentare domani.
La soglia minima per galleggiare è di 158 senatori: il centrosinistra (Pd+Sel) ne ha 123; Pdl+Lega sono a quota 117 mentre i montiani sono 19. Cinquantatre i cinquestelle. Bersani continua a puntare le sue carte sullo scouting, convinto che alla fine si possa ripetere ciò che è già accaduto con l’elezione di Piero Grasso alla presidenza del Senato: una pattuglia grillina disobbediente al capo. Non è affatto facile, anche perché il voto di fiducia è un voto palese e in quel caso, i senatori del M5S dovrebbero uscire allo scoperto. E’ altrettanto vero, però, che la falange parlamentare grillina non sembra poi così compatta ed è su questo che il leader democrat pensa di fare presa. Anche in vista di un ritorno alle urne, magari a fine legislatura (tra un anno o poco più). Non sono casuali le aperture di Bersani ai desiderata dei grillini e l’ultima mossa piddina è stata quella sul finanziamento pubblico dei partiti: un dietrofront strumentale (politicamente). Se il leader Pd avesse già assicurato a Napolitano di avere i numeri che gli chiede, si potrebbero profilare tre ipotesi per un governo a guida Pd. Ipotesi A: esecutivo Pd+M5S, ovviamente con una pattuglia di grillini pronti a traslocare nelle file democrat. Ipotesi B: esecutivo Pd-Scelta Civica coi cinquestelle fuori. Qui i numeri al Senato si fermerebbero a 142 ma vi andrebbero aggiunti quelli (già dichiarati a favore) delle minoranze alto-atesine e valdostane e magari quelli di qualche senatore del Gruppo Misto. Ipotesi C: esecutivo Pd con un appoggio esterno da parte del Pdl per lavorare alle riforme necessarie al paese. Opzione che però, sembra sempre meno realistica, a meno che Bersani non decida di ‘mollare’ la presa sulla presidenza della Repubblica lasciando strada all’idea di un moderato al Colle, sollecitata dal centrodestra. Scenari e congetture a parte, l’unica cosa certa è che il timer per Bersani è scattato. E ad azionarlo è Napolitano.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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