Naturale e artificiale fuse nella "Mela Reintegrata" di Pistoletto alla Stazione Centrale

22 marzo 2016 ore 7:52, Adriano Scianca
Naturale e artificiale fuse nella 'Mela Reintegrata' di Pistoletto alla Stazione Centrale
La mela era l'alimento che, presa una volta al giorno, doveva “togliere il medico di torno”. Forse la prescrizione era eccessiva, ma stava a simboleggiare un'alimentazione sana e naturale. Ma la mela è anche il “frutto proibito” della Bibbia, simbolo della volontà prometeica di conoscenza punita da Dio. Insomma, natura e cultura racchiuse nello stesso simbolo. È in onore a questi significati che Michelangelo Pistoletto ha donato alla città di Milano la sua “Mela Reintegrata”: una struttura di metallo interamente modellata da un intonaco argilloso mescolato a polvere di marmo per 11 tonnellate di peso, 8 metri di altezza e 7 di diametro. La gigantesca opera adesso campeggia di fronte alla Stazione Centrale del capoluogo lombardo, dopo che, nel corso dei sei mesi di Expo, è stata ospitata in piazza Duomo. 

L'opera è simbolo “del passaggio in una nuova era - ha spiegato l'autore - in cui mondo artificiale e naturale si ricompongono generando equilibrio esteso a dimensione planetaria”. Nella scultura della mela è visibile infatti una parte della superficie ricucita, dopo il morso “simbolo del distacco dalla natura”. La sua collocazione davanti alla Stazione Centrale ha un senso: “La stazione – spiega l'autore – è il luogo in cui si arriva e da cui si parte, questo simbolo di cambiamento è giusto che sia lì dove i destini si incrociano”. L'opera è stata inaugurata con una performance artistica a cui hanno preso parte giovani in rappresentanza di tutte le culture e religioni. La donazione alla città di Milano è avvenuta grazie a un accordo tra Fondazione Pistoletto, Fai, Fondo ambiente italiano e Comune di Milano. 

Nato nel 1933, Pistoletto è considerato il maestro della cosiddetta “arte povera”. Nel 1959 ha partecipato alla Biennale di San Marino e l'anno successivo ha esposto in una personale alla Galleria Galatea di Torino. Ha frequentato la scuola di grafica pubblicitaria diretta da Armando Testa. Già in quegli anni ha origine la sua attività creativa nel campo della pittura che si è espressa anche attraverso numerosi autoritratti, su tele preparate con imprimitura metallica e successivamente su superfici di acciaio lucidato a specchio. L'ausilio degli specchi nelle opere di Pistoletto rappresenta la volontà dell'artista di sfruttare la terza dimensione, lo spazio, e soprattutto il tempo.

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