Incidente in Spagna: ora non trasformate il dolore in propaganda filo-Ue

22 marzo 2016 ore 9:06, Adriano Scianca
Incidente in Spagna: ora non trasformate il dolore in propaganda filo-Ue
“Mi dispiace, mi sono addormentato”. Sarebbero state queste le prime parole dell'autista del pullman andato fuori strada a Tarragona, in Spagna, in cui sono morte 13 studentesse, tra cui 7 italiane: Francesca Bonello, Elisa Valent, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Serena Saracino, Elisa Scarascia Mugnozza. L'autista del bus, ricoverato in ospedale per una contusione polmonare, è indagato per 'omicidio per imprudenza. L'uomo potrebbe essere stato colto da un colpo di sonno e quindi aver perso il controllo del mezzo, hanno reso noto le autorità inquirenti. Come indicano chiaramente le impronte degli pneumatici sulla strada, il pullman ha sterzato a destra e poi bruscamente a sinistra. La procura della Catalogna ha confermato che l'autista, che fa questo lavoro da 30 anni, 17 dei quali al servizio della Autocarres Alesandro, è risultato negativo ai test per alcol e stupefacenti effettuati subito dopo l'incidente. 

L'autobus che viaggiava solo da tre anni era in regola con tutti i requisiti tecnici. Insomma, un errore umano. Cosa che, purtroppo, capitano, con esiti tragici. Se poi non dovesse accadere, se qualcuno abbia compiuto qualche imprudenza o qualche procedura contro la legge, lo stabiliranno le indagini. Qualsiasi cosa si arrivi ad appurare, tuttavia, appare chiaro che la tragedia spagnola ha a che fare con una tragica casualità. Eppure, a leggere le cronache che ne hanno fatto i nostri giornali, sembra che dell'episodio sia possibile dare persino una interpretazione politica. 

La “generazione Erasmus” è divenuta, per alcuni editorialisti nostrani, una sorta di ri-edizione della “generazione Bataclan”, come se l'aspetto tragico, doloroso, terribile della vicenda non risieda nella morte di 13 giovani vite, ma nel fatto che quelle 13 persone rappresentavano, in qualche modo, una sorta di idea idilliaca dell'Europa che uscirebbe da questo dramma rafforzata. Come se per quelle 13 vite occorra piangere, certo, ma più che per qualche analogo incidente che coinvolga 13 lavoratori o 13 pensionati morti magari in qualche strada di provincia italiana. Ma davvero si può fare propaganda per l'Ue a partire da un incidente stradale? Davvero è necessario costruire una narrazione a base di “diritti”, “speranza”, retorica della gioventù, retorica filo-Ue, e trasformare infine quelle 13 studentesse in portabandiera di non si sa bene quali valori, di una certa ideologia implicita, di un qualche progressismo straccione che quelle studentesse non hanno mai chiesto di dover incarnare? Non sembra davvero un buon modo per piangere delle morti.
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