ESCLUSIVA, parla un italiano a Bruxelles: "Qui da 50 anni, come è cambiata la città"

22 marzo 2016 ore 12:31, Andrea De Angelis
La città è sotto assedio. Per lui, da 51 anni a Bruxelles, è una ferita al cuore. Ma non c'è spazio né per lo stupore, ancor meno per il terrore. L'analisi è fredda, razionale. Purtroppo pessimista. Così Giuseppe Leo, pensionato di origini pugliesi che ha lavorato alla Comunità Europea in quel di Bruxelles per lunghissimo tempo: "Forse hanno accelerato le operazioni per evitare di essere scoperti. Se Salah o altri parlassero potrebbero cadere alcune cellule", dice nel corso dell'intervista rilasciata subito dopo l'attentato a IntelligoNews...

Come si spiega quanto successo questa mattina nella sua città?
"L'attentato è frutto dell'impossibilità a controllare. Come fai a fermare un uomo che decide di entrare in aeroporto? Questo è entrato, si è avvicinato al check in e si è fatto esplodere. Poteva esplodere venti metri più in là, la sostanza non cambia". 

Lei ha lavorato alla Comunità Europea per decenni. Come è cambiata la città in questi anni? Il professor Cacciari in una nostra intervista ha parlato di ghetti all'interno della città.
"Non sono molto d'accordo, l'immigrazione araba è storica. I marocchini hanno festeggiato di recente i cinquant'anni di permanenza in Belgio. Poi ci sono anche delle cellule che con i mezzi di comunicazione odierni sono più facilmente finanziate e si sono sviluppate". 

Molenbeek è un quartiere paragonabile a una zona franca?
"Lì ci sono moltissimi arabi, forse perché si nascondono meglio. Ma non è l'unico. Non possiamo definire uno schema prendendo soltanto l'iceberg che esce fuori". 

Si sente di rimproverare le politiche del Belgio?
"Ma no, cosa vuoi rimproverare. Trovo difficilissimo controllare decine, se non centinaia di persone. Su quel piano lì secondo me non si può fare nulla, siamo esposti al 100%, questa è la verità. Oggi è facile fabbricare un esplosivo, dinamite o polveri che magari non conosciamo neanche. Si possono poi fare trame sociologiche, ma la realtà è questa. Una cosa forse è vera: qui è più facile passare inosservati. Se vedi un arabo non ti fa né caldo né freddo, la loro presenza qui è storica e come tale normale. Una situazione diversa magari da quella tedesca". 

Una vendetta per l'arresto di Salah?
"Direi che è la guerra, ormai non più quella classica da frontiera, ma che prevede l'invio di missili umani che fuggono come fossero carri armati o aerei. Una questione non certo nuova, ma che ha origine dai problemi legati ad Israele e alla Palestina, poi ci sono stati Afghanistan, Iraq, Siria. Non siamo certi dinanzi a un qualcosa di slegato dalla storia".

Che futuro vede?
"Francamente sono molto pessimista, credo che sia irreparabile questa situazione. Far fronte a queste penetrazioni? Come fai a controllarle, sono disperse. Si nascondono, sono dislocati in modo eterogeneo".

ESCLUSIVA, parla un italiano a Bruxelles: 'Qui da 50 anni, come è cambiata la città'
Com'è oggi Bruxelles?
"Paralizzata. Tutti a casa, metropolitane chiuse e in questo momento si sentono tantissime sirene. Durerà qualche giorno? Di certo non se ne esce facilmente". 

Cos'è cambiato da quando lei, nel 1965, arrivò a Bruxelles? 
"I cambiamenti avvenuti a Bruxelles derivano da quanto successo in Medio Oriente. Loro vogliono dimostrare che possono colpire dove vogliono, anche a pochi passi dalle istituzioni europee. Però se mi chiede differenze rispetto a cinquant'anni fa io non le noto: Bruxelles è sempre stata tranquilla, si è sempre lavorato, c'è sempre stata una società variegata. Io ho conosciuto tantissimi musulmani che definirei tiepidi, ho avuto grandi contatti con il Marocco e non si percepisce nulla di tutto quello che spesso si disegna dall'esterno. Certo, l'esplosione di Bruxelles si sentiva perché queste cellule sono armate". 

Perché proprio oggi questo attentato?
"Forse hanno accelerato le operazioni per evitare di essere scoperti. Se Salah o altri parlassero potrebbero cadere alcune cellule...". 

Non siete sorpresi dunque. 
"Assolutamente no e da parte mia non c'è neanche panico. Se lo alimenti, ti blocchi. Questo è quello che vogliono loro, che si dica come siano riusciti a colpire nel cuore dell'Europa". 








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