Più tasse locali più pressione fiscale, sette miliardi secondo la Uil

22 marzo 2016 ore 12:07, Luca Lippi
E' sempre stato il pallino del governo Renzi sin dall’esordio, la preoccupazione di non fare aumentare il carico fiscale a danno dei contribuenti, poi nel tempo ha spesso sottolineato che il carico fiscale sotto la sua legislatura sino ad ora è diminuito per la prima volta. 
All’epoca ci siamo chiesti come fosse possibile una situazione così favorevole e soprattutto così poco percepita dai cittadini, e la risposta alla nostra domanda è stata fornita da uno studio del Servizio politiche territoriali della Uil sull’andamento della tasse locali tra il 2013 e il 2015 (governo Letta e governo Renzi). 
In buona sostanza secondo la Uil le tasse sono aumentate e purtroppo questo innalzamento della pressione fiscale non ha prodotto nuovi posti di lavoro (pochi invero) e lo si evince sia dai dati macro sia dalla fiducia dei consumatori, basta seguire le ultime rilevazioni Istat e Inps.

Più tasse locali più pressione fiscale, sette miliardi secondo la Uil
C’è da dire che la pressione fiscale aumenta principalmente dalla parte della fiscalità locale, ma del resto è complicato credere che a fronte di un fermo di risorse da parte del governo centrale, Regioni e Comuni possano sopravvivere di aria.
Leggiamo dal report della Uil, in valori assoluti, tra addizionali regionali e comunali Irpef, Imu, Tasi, tariffa rifiuti, nel 2015,l’introito per le casse di Regioni e Comuni è di oltre 49 miliardi di euro a fronte dei 42 miliardi di euro pagati nel 2013, passando per i 46,5 miliardi di euro pagati nel 2014. Commenta Guglielmo Loy (segretario confederale della Uil) che per l’Imu-Tasi degli immobili diversi dalla prima casa, “nel 2015, il gettito è stato di 19,8 miliardi di euro; per la Tasi sulla prima casa il gettito è stato di 3,7 miliardi; per le addizionali regionali Irpef di 12,8 miliardi; per l’Irpef comunale sono stati incassati 4,5 miliardi; per la Tassa Rifiuti 8,2 miliardi”.
Dunque è aumentato dell’8,4% rispetto al 2013 (1,5 miliardi di euro); quello per l’Irpef regionale dell’11,8% (1,4 miliardi di euro); l’Irpef Comunale dell’11,7% (469 milioni di euro); la Tari del 7,3% (556 milioni di euro). Discorso a parte è quello della Tasi sulla prima casa: nel 2013 si pagò la mini Imu (il 40% della differenza dell’aumento dell’aliquota deliberata sull’aliquota base) e il gettito fu di 625 milioni di euro. L’aumento tra il 2014 e il 2015 è stato del 6,2% (220 milioni di euro in più). Secondo Loy, una famiglia tipo ha pagato 1.969 euro di tasse locali, con un aumento di 308 euro tra il 2013 e il 2015 e di 83 euro tra il 2014 e il 2015. In particolare, per l’Imu/Tasi per immobili diversi dalla prima casa, l’esborso medio è stato di 937 euro (+ 72 euro in due anni), con punte di 1.386 euro a Roma, 1.220 a Milano e 1.154 a Bologna.
Riguardo la Tasi (prima casa) l’esborso medio è stato di 191 euro medi pro capite con punte di 403 euro a Torino, 391 euro a Roma e 356 euro a Siena. Il versamento delle addizionali regionali Irpef nel 2015 è stato di 389 euro medi pro capite (+ 27 euro in due anni), con punte di 535 euro nelle città del Molise, 511 euro nelle città del Piemonte, 487 euro nelle città della Campania. Le addizionali comunali Irpef hanno eroso i redditi per 156 euro pro capite (+ 28 euro in due anni), con punte di 216 euro a Roma.
Per la tariffa rifiuti, il costo medio nel 2015 è stato di 296 euro pro capite (+23 euro in due anni), con punte di 462 euro a Salerno, 454 euro a Benevento, 450 euro a Cagliari e Grosseto.
Il primato in assoluto è per la capitale che dopo lo stress della vessazione subisce anche l’onta del commissariamento. Dice Loy: “in testa Roma dove tra Imu, Tasi, Irpef regionale e comunale e Tari, l’esborso medio nel 2015 è stato di 2.726 euro pro capite; a Napoli di 2.576 euro; a Torino di 2.458 euro; a Milano di 2.422 euro; a Benevento di 2.307 euro; a Bologna di 2.279 euro; a Genova di 2.209 euro; a Salerno di 2.130 euro; a Grosseto di 2.106 euro; ad Avellino di 2.077 euro”. Prosegue il segretario: “la pressione fiscale dovuta agli aumenti del fisco locale è aumentata del 18,5% erodendo ulteriormente buste paga e cedolini di pensione. Per il 2016 ci saranno alcuni benefici dovuti, soprattutto, all’eliminazione delle tasse sulla prima casa, ma il blocco degli aumenti delle tasse regionali e locali decisi con l’ultima legge di Stabilità non autorizza a ‘stare sereni'”.
Dal blocco sono esclusi gli aumenti della Tari e delle tariffe locali (asili nido, mense scolastiche, rette di ricovero, ecc.) e in secondo luogo perché le Regioni, alle prese con i piani di rientro più o meno intensi, dai deficit sanitari (Sicilia, Abruzzo, Campania, Molise, Lazio, Piemonte, Puglia) potrebbero rivedere al rialzo le aliquote dell’Irpef regionale. Inoltre, conclude Loy, “occorre dare una scossa alla nostra economia e per centrare gli obiettivi di finanza pubblica, l’unica via è quella di ridare un po’ di fiato ai salari e alle pensioni attraverso un abbassamento delle tasse già nel 2016. Se il governo Renzi seguisse questa strada troverà nella Uil un alleato pronto a scendere in prima linea anche nei confronti dell’Europa per reclamare più flessibilità”.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]