Bruxelles, sociologo Bovalino: "L'Occidente è ormai stretto tra due grandi fallimenti"

22 marzo 2016 ore 13:22, Lucia Bigozzi
“Gli attentati sferrati al cuore dell’Europa sono legati alla debolezza culturale dell’Occidente, stretto tra le due grandi narrazioni che hanno fallito: il capitalismo nella sua forma consumistica e il progressismo. In questa crisi si insinua il fondamentalismo”. E’ lo spunto dal quale muove la riflessione di Nuccio Bovalino, sociologo e ricercatore del Ceaq dell’università Sorbonne, a Parigi. Nella conversazione con Intelligonews spiega il “male” del nostro tempo. 

Il terrorismo a Bruxelles si sta facendo nella patria dell’integrazione fallita o dell’integralismo? C’è un messaggio nel messaggio?

«C’è un messaggio nel messaggio. Sicuramente, vi è ormai la presa di coscienza che siamo davanti a una guerra che prima di tutto è civile e culturale. E’ un Occidente in guerra con se stesso. Il vero punto è che oggi abbiamo la guerra in casa e l’Occidente vive una crisi con se stesso poiché queste operazioni terroristiche che avvengono nel cuore dell’Europa, sono legate alla debolezza culturale dello stesso Occidente, stretto tra le due grandi narrazioni che hanno fallito: il capitalismo nella sua forma consumistica e il progressismo. E in questa crisi si insinua il fondamentalismo»

E’ una vendetta per la cattura di Salah?

«Può esserlo, ma per fare un’operazione del genere c’è bisogno di più tempo. In ogni caso, resta il fatto che ormai il fondamentalismo è come un ragno velenoso capace di paralizzare le città singolarmente a livello materiale e l’Occidente intero a livello mentale. Un ragno che, fra l’altro, dipana la sua rete immobilizzando una città come Bruxelles proprio nei luoghi come aeroporti e metropolitane che rappresentano la libertà dell’individuo di vivere il mondo come se fosse un unico, grande testo dove muoversi liberamente e dove scrivere la propria quotidianità»

Rileva una certa debolezza nell’azione degli attentatori di Bruxelles che non hanno portato a termine azioni eclatanti come ad esempio i terroristi di Parigi?

«Probabilmente non c’è stata la possibilità - visti i controlli - di organizzare un evento come quello di Parigi, ma resta il fatto che anche un solo morto in un luogo dove viviamo tranquillamente la nostra quotidianità, basta per renderci terrorizzati e sapere che possiamo essere colpiti ovunque e può toccare a chiunque di noi»

Molenbeek ormai è “roba loro”? E’ il quartiere dove si è nascosto Salah; c’è una sorta di rete protezione? C’è una città “terroristica” nella città?
 
«C’è una città terroristica nella città, ma soprattutto è anche una condivisione della prospettiva terroristica in quella parte di Occidente costituito da alcune persone che lo abitano ma che non lo hanno mai sentito veramente come la propria dimora»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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