Made in Italy. Poli Bortone: «La Merkel sta per vendere il nostro debito pubblico alla Cina»

22 novembre 2013 ore 10:28, Andrea De Angelis
Made in Italy. Poli Bortone: «La Merkel sta per vendere il nostro debito pubblico alla Cina»
«La Merkel non ha nessun tipo di interesse a tutelare i prodotti europei. Ancora non ci è riuscita, ma credo che ce la farà in breve tempo, a vendere buona parte del debito pubblico italiano e spagnolo alla Cina; è evidente che non può poi pensare come Europa di imporre delle regole ai prodotti di importazione...». Così Adriana Poli Bortone, portavoce del Movimento per Alleanza Nazionale, commenta su IntelligoNews i dati relativi al mercato del falso. Il problema del Made in Italy per l'ex europarlamentare non è imputabile, però, solo agli altri: «Se non abbattiamo i costi dei nostri prodotti, non saremo competitivi non solo nel mercato europeo, ma neanche in quello nazionale». Ieri a Strasburgo si è parlato anche di Made in Italy, ed i numeri per il nostro Paese sono drammatici: ogni anno il mercato del falso ci costa 17 miliardi di euro e quasi 200 mila posti di lavoro. Perché l'Europa è ancora divisa sulla tutela del marchio d'origine? «Tutto ruota attorno agli accordi commerciali. L'Europa fa dei regolamenti particolareggiati al massimo, misurando assolutamente tutto, ragionando in termini di quote e affermando di volersi interessare alla salute dei cittadini. Quando però si parla dei prodotti della Cina, non viene controllato il rispetto delle norme della salute e del lavoro».
Made in Italy. Poli Bortone: «La Merkel sta per vendere il nostro debito pubblico alla Cina»
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I cittadini sono consapevoli di questo?
«In parte sono informati dalle associazioni e dalle unioni dei consumatori, che fanno bene il loro mestiere. In un momento di crisi però, quando anche la casalinga più avveduta entra in un negozio e vede che un barattolino di salsa che viene da fuori viene 50 centesimi, e lo stesso prodotto in Italia costa 3 euro, gioco forza si orienterà verso il primo». Il ruolo della Germania? «La Merkel non ha nessun tipo di interesse a tutelare i prodotti europei. Ancora non ci è riuscita, ma credo che ce la farà in breve tempo, a vendere buona parte del debito pubblico italiano e spagnolo alla Cina; è evidente che non può poi pensare come Europa di imporre delle regole ai prodotti di importazione...». Eppure i regolamenti sulla tracciabilità non mancano... «Ci sono diversi regolamenti sul luogo di origine del prodotto e la sua trasformazione, anche in termini di percentuale. Tutto questo già esiste, ma costa moltissimo: basti pensare che l'etichetta dovrebbe essere scritta in tutte le lingue dell'Unione. Possiamo tentare di recuperare tutto il Made in Italy che vogliamo, ma se noi non abbattiamo i costi dei nostri prodotti, non saremo competitivi non solo nel mercato europeo, ma neanche in quello nazionale». Quindi va bene mettere in risalto le contraddizioni dell'Europa, ma occorre intervenire anche in Italia? «Esatto, sono necessarie entrambe le cose. In Italia un prodotto agricolo subisce tante di quelle intermediazioni parassitarie che la gente che non ha denaro deve, di fatto, orientarsi verso prodotti che non hanno avuto alcun tipo di valutazione sanitaria».    
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