La legge (NON) è uguale per tutti. Un'altra polemica sulla legge Severino

22 novembre 2013 ore 10:50, Americo Mascarucci
La legge (NON) è uguale per tutti. Un'altra polemica sulla legge Severino
Quante volte, in questi ultimi tempi, nei dibattiti televisivi è capitato di ascoltare esponenti del Partito Democratico rinfacciare a quelli dell'ormai ex Popolo della Libertà di aver votato la Legge Severino, oggi tanto contestata dai berlusconiani, sia i duri e puri alla Santanchè, che i diversamente alla Cicchitto? E quante volte i vecchi e nuovi forzisti hanno ribattuto che sì, loro la Legge l'hanno votata, ma senza sapere che sarebbe stata utilizzata retroattivamente diventando l’arma con cui far decadere Berlusconi da senatore? Tralasciamo per un attimo la vicenda personale del Cavaliere in attesa che l'aula del Senato, il 27 novembre prossimo, si pronunci definitivamente sulla sua decadenza da parlamentare. Il caso Berlusconi ha fatto passare praticamente in sordina un'altra polemica legata all'applicazione della Severino. Il prefetto di Latina Antonio d'Acunto, proprio in virtù della legge che porta il nome dell'ex guardasigilli, circa dieci giorni fa, ha sospeso dalla carica il presidente della Provincia Armando Cusani in seguito ad alcune condanne ricevute in primo grado per abuso d'ufficio. Il Prefetto ha sospeso il presidente dalla carica per un periodo di 18 mesi, sospensione che potrà essere revocata se, in questo lasso di tempo, dovesse arrivare un’ assoluzione di secondo grado. Nel frattempo sarà il vicepresidente a guidare l'Ente. Cusani non ci sta e in un'infuocata conferenza stampa ha annunciato opposizione in ogni sede possibile al provvedimento prefettizio: "La decadenza - ha detto - va valutata caso per caso e comunque non si può privare la cittadinanza di una rappresentanza istituzionale democraticamente eletta". Come dire: “Sono stato eletto dal popolo, i cittadini mi amano, quindi per me va fatta un'eccezione”. Per la serie; va bene la Legge Severino, ma a patto che non riguardi me. A Latina e dintorni non è la prima volta che ci si trova ad assistere a queste estemporanee interpretazioni del diritto. Quando si trattò di sciogliere il consiglio comunale di Fondi (feudo del senatore di Forza Italia Claudio Fazzone) per infiltrazioni mafiose, l'ultimo Governo Berlusconi, nonostante la fermezza del ministro Maroni che si schierò sin da subito a difesa dell'allora prefetto Bruno Frattasi fatto oggetto di violenti attacchi politici da parte dello stesso Fazzone, uomo forte del berlusconismo in terra pontina (oggi membro della Commissione Antimafia, in base al principio dell'uomo giusto messo al posto giusto), tirò la cosa all'infinito; al suo interno c'era infatti chi sosteneva l'esigenza di salvaguardare la volontà degli elettori, indipendentemente dal fatto che ci fossero amministratori in odore di camorra. Alla fine fu lo stesso sindaco di Fondi che, per evitare uno scioglimento non più rinviabile alla luce dei risvolti giudiziari che sembravano confermare le infiltrazioni denunciate, rassegnò le dimissioni togliendo il Governo dall'imbarazzo. Il fatto è che le leggi, se ci sono, devono essere rispettate e il consenso elettorale non può essere utilizzato come pretesto per giustificare trattamenti di favore o deroghe. E i prefetti, bontà loro, sono chiamati ad applicare le norme dello Stato sul territorio. Se non lo facessero sarebbero loro i primi a doverne rispondere. Piuttosto dovrebbero essere i partiti a mostrare maggiore coerenza nelle loro azioni. Le leggi, belle o brutte, una volta in vigore si devono rispettare senza se e senza ma, responsabilmente e senza sotterfugi. Metodi da regime? No, più semplicemente i fondamenti della democrazia.  
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]