Le parole della settimana: Rete, internet, www, google...

22 novembre 2014 ore 9:25, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: Rete, internet, www, google...
La Rete, attraverso la quale anche in questo momento stiamo comunicando, ci ha non solo catturati ma totalmente inglobati. Internet, composto di internet che vuol dire, traducendo letteralmente dall’inglese, inter-rete è in altre parole web, cioè di nuovo dall’inglese, tela.
Anzi, è world wide web, una tela ampia come il mondo, sintetizzata nell’acronimo www che precede l’indirizzo di ogni sito. Dentro questa tela a estensione mondiale siamo piombati alla velocità dissennata di un volo “senza rete”, ma anche senza una rotta, all’inseguimento ossessivo della novità tecnologica. Il web è l’ultimo modello di comunicazione umana in quanto il più recente: speriamo non sia l’ultimo perché dopo non ce ne saranno più, visto che si rivela, più che una tela, una ragnatela (spider-web) che ha ormai inglobato tutti i modelli di comunicazione precedenti, masticandoli e ruminandoli, e riducendoli a un unico immenso blob. Il sogno degli Enciclopedisti settecenteschi di racchiudere tutta la conoscenza e la cultura umana in una serie di volumi da loro ordinati e diligentemente stampati, rimase utopia, tanto viva e vitale e inafferrabile e sovrabbondante e non riducibile a schemi si rivelò allora la cultura della nostra civiltà. Ma oggi, con il web da una parte e il declino culturale dall’altra, le cose cambiano. L’epica, l’arte, la filosofia, e ogni faccia di quella spiritualità che è il primo e fondamentale dono di Dio all’uomo, tutto è ridotto a materia facilmente masticabile. E tutto finisce, masticato, nell’abissale esofago del World Wide Web, dove si agitano e ribollono, mescolati e rimescolati senza sosta, gli auguri alla nonna centenaria rilanciati dalla Palombelli con le decapitazioni dell’Isis, i tweet del Papa con il gol mancato per un soffio, la prostituta sbudellata dal maniaco con i consigli per un week-end sulle nevi. Se passiamo dalla cronaca alla storia del Genio umano, scopriamo che Google ha messo in classifica il gradimento a base di “stelle” (massimo 5, manco a dirlo) di alcuni “patrimoni dell’Umanità”. La Cappella Sistina, per esempio, è a pari merito (4,5 stelle) con l’Empire State Building, entrambi sopravanzati da San Marco a Venezia, dal Grattacielo Crysler di New York e dalla Tour Eiffel, tutti e tre a 4,7. Per la cronaca, anche il Padiglione Jay Pritzker al Millennium Park di Chicago e lo stadio Camp Nou di Barcellona superano in classifica la Sistina col punteggio di 4,6 mentre un po’ sotto di lei, a 4,4, si attestano il Monte Roshmore e la Grande Muraglia. Serve continuare? Si faccia avanti chi ha voglia di affidare il futuro dell’umanità alla “democraticità” del web.
autore / Paolo Pivetti
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