"Taggare i terroristi"? Renzi e quella confusione tra reale e virtuale

22 novembre 2015 ore 14:24, Adriano Scianca
'Taggare i terroristi'? Renzi e quella confusione tra reale e virtuale
“Taggare” i potenziali terroristi. La ricetta proposta dal premier Matteo Renzi contro lo jihadismo armato ha suscitato non poche ironie. Perché se è vero che il nuovo terrorismo fa un uso importante di internet, se è vero che la battaglia all'Isis passa anche per il web, è anche vero che non va certo assecondata la tendenza tutta occidentale a confondere virtuale e reale, app e soluzioni, cambi di immagine profilo e reazioni concrete ai massacri. 

La discussa proposta del premier è stata formulata durante il suo intervento al primo Italian Digital Day in corso alla Reggia di Venaria Reale. “Io – ha detto – sono per taggare i potenziali soggetti pericolosi, ciascuno di noi lascia delle tracce camminando. E non credo che sia un agguato alla privacy, dire che si debbono taggare e seguire queste persone. Io sono per fare più controlli ed essere più operativi, per avere un sistema di informatica maggiore, di maggiore digitalizzazione delle immagini, per riuscire a fare il riconoscimento facciale. Io sono per avere in comune tutte le banche dati, per far sì che ogni telecamera sia a disposizione della forza pubblica, per poter dire che posso riconoscere una persona”. 

Dalle sue parole, in realtà, non risulta ben chiaro cosa Renzi intendesse dire. Se il premier non fosse un habitué dei social verrebbe quasi da pensare che abbia usato il termine “taggare” un po' a sproposito. Se l'intenzione era quella di ottimizzare le risorse della cyberpolizia contro l'Isis, mettendo a sistema le informazioni disponibili sui sospettati in circolazione, ben venga. Ma attenzione a non scambiare le eteree atmosfere del web per la dimensione ben più concreta in cui si muovono i vari Salah, armati di kalashnikov e cinture esplosive. Perché l'Isis non si combatte con i tweet.
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