Il mio weekend di paura a Bruxelles, tra terroristi e terrorizzati

22 novembre 2015 ore 16:33, intelligo
Il mio weekend di paura a Bruxelles, tra terroristi e terrorizzati
Scrivo dalla mia camera mentre guardo i tetti di Bruxelles. Un timido sole si fa spazio tra le nuvole basse del cielo del Belgio. Solo un mese fa partivo con una valigia piena di speranze e sogni da realizzare: un lavoro in un luogo importante, una nuova lingua da imparare, una nuova città da chiamare casa. 

Bruxelles, il cuore dell’Europa, solenne città multilingue e multicolore mi ha subito conquistato con la sua cultura multietnica, con i suo profumi e con il suo popolo senza differenze. E poi un lavoro bellissimo, un’Europa che si può chiamare tale. Nessun viso preoccupato ma tanti sorrisi in un autobus dove bambini di ogni colore e religione vanno a scuola insieme tenendosi per mano. 

Ma qualcosa è cambiato. 

Oggi si fa fatica. Oggi non si può uscire. Oggi il sospetto fa parte dell’animo di ogni cittadino di questa città che si è ritrovata suo malgrado a vivere il coprifuoco. Mai avrei pensato di dover sperimentare questa cosa: il coprifuoco era parte dei racconti di mio nonno, era una leggenda, era un sapore antico. Per me oggi è reale. 

La città è chiusa. Sì, potrei uscire: in fondo lo stare a casa è solo un appello alla sicurezza, ma come potrei passeggiare tranquillamente facendo finta di non vedere le migliaia di militari e poliziotti ad ogni angolo? Come potrei far finta di non notare che tutti i negozi sono chiusi e che la città, solitamente piena di vita, è deserta? Come potrei non sussultare ogni volta che vedo un velo (in questa città il 22% della popolazione è di fede musulmana)?
 
Perché sono stata portata a tutto questo? Perché mi hanno dovuto trasformare in una persona che ha paura del suo vicino? Io vivevo in pace, vivevo con la concezione che siamo tutti un solo popolo indipendentemente da fede, razza, colore e tutto quello che ci rende uomini. 

Ma poi qui non si tratta di uomini. Si tratta di bestie, di persone che non credono in un futuro perché se hai dei sogni non puoi uccidere ed ucciderti. Se credi nell’umanità lotti per essa non per distruggerla sotto una bandiera che non ha altro colore se non quello della vergogna. E allora forse tra un po’ uscirò e andrò a vedere le luci di Natale che brillano per le vie centrali. Perché non posso far vincere chi vive del mio terrore.

di Ottavia d'Elia
autore / intelligo
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