Viaggiare contro i tumori, odissea di 800mila italiani per cure migliori

22 novembre 2016 ore 16:54, Adriano Scianca
Chi è malato avrebbe innanzitutto bisogno di avere vicino i propri cari e l'ambiente più familiare possibile. E invece, in alcune regioni italiane, la fiducia nella sanità è talmente bassa che molto spesso all'insorgere di una grave malattia si accompagna la “migrazione” verso regioni più attrezzate. Si tratta di veri e propri “viaggi della speranza” a cui ricorrono ogni anno quasi 800mila italiani che, colpiti dal cancro, vanno a curarsi altrove. Almeno secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), che ha puntato i riflettori su questa allarmante ingiustizia sociale.

Viaggiare contro i tumori, odissea di 800mila italiani per cure migliori

La meta principale di questa migrazione, dovuta per lo più a motivi oncologici, è Milano che accoglie dalla Campania 55mila persone, dalla Calabria 52mila, dalla Sicilia 33mila, dall’Abruzzo 12mila e dalla Sardegna 10mila. Il valore economico annuo di queste migrazioni sanitarie è pari a 2 miliardi di euro. La situazione più preoccupante riguarda sicuramente la Calabria, dove ben il 62 per cento dei pazienti con tumore del polmone e il 42 per cento dei cittadini con cancro del seno vanno fuori regione per eseguire l’intervento chirurgico di asportazione della malattia. Complessivamente, considerando la chirurgia per le neoplasie più importanti (polmone, seno, colon retto, prostata, vescica e tumori ginecologici), la migrazione sanitaria in Calabria raggiunge il 37 per cento, con 1.999 ospedalizzazioni nel 2012 fuori dai confini locali. A queste si aggiungono 1.941 ricoveri per chemioterapia extra regione che rappresenta il 10 per cento circa dei trattamenti medici. 

Il fenomeno è stato evidenziato anche dai dati del “Rapporto Sdo” del Ministero della Salute sull’attività di ricovero ospedaliero relativa al primo semestre 2015, secondo il quale nei primi sei mesi dello scorso anno è aumentata - rispetto all’anno precedente - la mobilità interregionale sia per la chemioterapia in regime di ricovero ordinario sia per la radioterapia in regime diurno. L’Aiom propone quindi la realizzazione della Rete Oncologica della Calabria e dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA). “Vogliamo collaborare con le istituzioni per risolvere quanto prima questa situazione, che ha un impatto negativo sulla qualità delle cure”, spiega Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Aiom. 

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