Il Tfr in busta paga. Come, quando e con quali coperture

22 ottobre 2014, intelligo
Il Tfr in busta paga. Come, quando e con quali coperture
di Gianfranco Librandi Il TFR in busta sarà una realtà, in mezzo a tanta approssimazione è già una conquista (la conferma, non il TFR in busta paga!), tuttavia andiamo a guardare gli ultimi aggiustamenti alla “bozza” della Legge di Stabilità, quella che Napolitano aveva elogiato nonostante nessuno, e sottolineiamo “nessuno”, l’avesse sottoposta ancora alla sua attenzione. Al TFR è dedicato l’art. 6 della “bozza” suddetta, e precisa che non ci sarà alcuna riduzione fiscale per la liquidazione mensile qualora l’improvvido lavoratore decidesse di usufruirne. Segue l’articolato precisando che ci sarà la corresponsione mensile dal primo gennaio 2015 e che la richiesta sarà irrevocabile fino al 2018. L’importo, dunque, sarà assoggettato a tassazione ordinaria, in pratica con la richiesta di liquidazione mensile il TFR non potrà più godere della tassazione agevolata di 11%, la perdita è considerevole rispetto a lasciare le cose come stanno. A questo si aggiunge che aumenta il reddito col rischio di oltrepassare lo scaglione reddituale di appartenenza e magari subire anche la beffa di uscire dal limite previsto per la corresponsione degli 80 euro. Solo una divagazione, Matteo Renzi vuole estendere gli 80 euro anche ai neonati, in questo modo eliminando definitivamente il sospetto che la manovra fosse finalizzata a percepire consenso elettorale. E’ curioso però, ascoltandolo, la contraddizione nella stessa frase “80 euro alle neomamme fanno comodo, e sono erogati a individui che non voteranno prima di 18 anni”. Infatti, votano le neomamme non i neonati! Ma questa è solo una precisazione ad un “lieve” errore di comunicazione. Tornando al TFR, nella bozza si legge che la norma scatterà per le retribuzioni con decorrenza dal primo marzo 2015 al 30 giugno 2018. Sono esclusi dall’anticipo del TFR in busta paga tutti i lavoratori pubblici, i lavoratori domestici e quelli del settore agricolo (oltre quelli che lavorano da meno di sei mesi). Tradotto, problemi delle PMI, non saranno mica loro bisognose di aiuto! Leggiamo anche del blocco del contratto degli statali fino al 31 dicembre 2015. Fino al 2018 è anche bloccato l’automatismo stipendiale per il personale non contrattualizzato (non contrattualizzato significa che non è regimentato a un CCNL) e da questo blocco sono esclusi magistrati, avvocati e procuratori dello stato, personale militare e le Forze dell’ordine, in ultimo i diplomatici. In conclusione, riguardo al taglio dei contributi ai neoassunti a tempo indeterminato (per tre anni), si evince dalla “bozza” che c’è un limite fissato a 6200 euro e che l’azzeramento dei contributi e subordinato ai contratti fino a 19 mila euro di salario. Facendo un rapido calcolo però, il Governo dice che le coperture per rendere stabile questo sgravio deriva dal taglio degli sconti sulla stabilizzazione degli apprendisti e sull’assunzione di disoccupati da più di 24 mesi, si arriva a 1,9 miliardi l’anno. A questo punto il calcolo è piuttosto semplice, il Governo quantifica questo taglio in 1.9 miliardi di euro, se dividiamo 1.9 miliardi con 6200, il risultato è 306.451 assunzioni. Al ritmo strutturale attuale, si evince che lo stanziamento possa coprire sì e no i primi sei mesi del 2015, come farebbe Renzi con queste “disponibilità” a rendere “strutturale” il contratto a tempo indeterminato meno costoso? Ci vorrebbe un po’ più di serietà e meno strategia comunicativa, dai numeri non ci si nasconde!
autore / intelligo
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