Ballarò. La figuraccia di Mogavero e la comunicazione del Sinodo che non funziona

22 ottobre 2014 ore 16:09, Fabio Torriero
Ballarò. La figuraccia di Mogavero e la comunicazione del Sinodo che non funziona
E’ un’autentica rivoluzione via etere (il termine etero purtroppo è obsoleto): il vescovo Domenico Mogavero che si fa bacchettare dall’ ”ateo devoto” Giuliano Ferrara;
il conduttore di Ballarò -nota penna economica e politica di Repubblica (la bandiera del progressismo borghese) - Massimo Giannini, che viene bacchettato dai due gay presenti in studio sulla parola “utero in affitto”, parola che non si deve dire, in omaggio alla dittatura lessicale del politicamente e culturalmente corretto (si legga ideologia gender). Gay che, oltre ad essersi sposati all’estero, hanno visto la loro unione ratificata con fanfare e coccarde sabato scorso dall’atto illegittimo del sindaco romano Ignazio Marino (l’Italia non ha mai firmato trattati internazionali che cambiano il nostro diritto di famiglia, né ha mai modificato la Costituzione che è molto chiara sul matrimonio); primo cittadino che sull’argomento “unioni civili” si sta facendo campagna elettorale a costo zero (evitando di rispondere, invece, sul suo malgoverno, davanti agli occhi di tutti). Gay, tra l’altro, con figli avuti in provetta (la surrogata) che  chiedono (giustamente) l’equiparazione con gli altri figli (i figli sono innocenti e vanno sempre tutelati). Veniamo alla trasmissione. I due dopo qualche minuto di buonismo sentimentaloide, gentilezza apparente, dopo aver cercato di impietosire la platea sulle condizioni dei loro pargoli, hanno rivelato la loro vera natura di "nazi-buonisti", obbligando Giannini ad una correzione in diretta: da utero in affitto a “maternità surrogata” (siamo alla pura eversione etimologica). E Mogavero? Il “nulla” ma assoluto. Un mix di ovvietà, buonismo e misericordia. Tanta enfasi sul Sinodo, sulla comprensione, sulla società che cambia e nessuna risposta, suscitando così le ire di Ferrara. Questo è accaduto a Ballarò ieri, questi sono i danni di una Chiesa in puro stato confusionale, che sbaglia comunicazione, crea caos, oscilla tra nuovo Sessantotto, buonismo e tenerezza senza verità. Non è più un faro per le conversioni, ha paura dei messaggi forti, non delimita più il bene e il male, non ribadisce i valori non negoziabili, fa solo strategia, cerca il consenso. E’ diventata un partito anglicano?
Ballarò. La figuraccia di Mogavero e la comunicazione del Sinodo che non funziona
Questo è il risultato del Sinodo sulla famiglia? Il timore tra i fedeli c’è, ci arrivano lettere e richieste di chiarimento. Sinodo che ha comunque ingenerato una sensazione: che la dottrina sia relativa, che la legge del Vangelo si possa mettere ai voti, che l’Eucaristia si possa banalizzare, che il peccato possa diventare imperfezione. Aspettiamo ora approfondimenti veri e seri, risposte concrete (su comunione ai divorziati, coppie di fatto etc), non atti di mera apertura e basta. Insomma, i preti non più pastori, ma tutor dell’uomo buono in natura, figlio di Rousseau, traviato dall’economia, dalla politica e dalle istituzioni? Peccato che così facendo si offra una pericolosissima sponda alla montante società “delle pulsioni dell’io” (la dittatura del relativismo, il nichilismo, l’individualismo assoluto, il materialismo, l’attenuazione tra il bene e il male, la deresponsabilizzazione personale), società in grande peggioramento, che non chiede altro che di essere capita, compresa, per sentirsi forte. Mogavero a Ballarò faceva tristezza o tenerezza: incapace di efficacia culturale, comunicazione evangelica. E’ l’eterogenesi dei fini: la Chiesa sta diventando una onlus buonista, almeno questo è il prodotto percepito. Di fronte alla “cultura prefabbricata della vita” di chi, sterile (fino a prova contraria il dono della vita ce l’hanno l’uomo e la donna), obbliga il mondo, lo Stato e le leggi, ad assecondare le proprie pulsioni (matrimoni gay, adozioni, uteri in affitto, maternità surrogata, genitori che non generano, ma sono i donatori senza diritti, genitori che acquisiscono il diritto di esserlo solo perché tengono a casa un figlio, come l’usucapione, ossia il possesso che vale titolo), ottenendo come risultato la parodia dei matrimoni, la parodia delle adozioni, la parodia della figliolanza, chi difenderà ancora la cultura della vita? Non viene il sospetto che la società tradizionale tanto arcaica fosse giusta, visto che tutti la vogliono riprodurre a tavolino, in laboratorio? Allora la sapienza del Vangelo non era e non è poi così male. CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO
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