Vaprio d'Adda, Tonelli (Sap): “Brava gente e Polizia senza vantaggio della 1°mossa. Cambiare la legge"

22 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Vaprio d'Adda, Tonelli (Sap): “Brava gente e Polizia senza vantaggio della 1°mossa. Cambiare la legge'
“Va cambiata la seconda parte della legge sull’autodifesa. Oggi abbiamo un ordinamento che dà il vantaggio della prima mossa al delinquente penalizzando il cittadino onesto”. Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), è “stufo dell’ideologia con cui si trattano situazione come questa” e nell’intervista a Intelligonews punta l’indice su cosa non va ma al tempo stesso propone cosa serve per evitare un altro caso come quello del pensionato che ha ucciso il ladro. 

Dalle indagini emerge che il pensionato avrebbe sparato prima che il ladro entrasse in casa. Cosa cambia rispetto al quadro originario?

«Anzitutto bisogna analizzare la dinamica degli eventi e quello che alla fine emergerà, ma il problema non è se il ladro era dentro o fuori l’abitazione; questo fa parte del gossip che alimenta una vicenda messa al centro dal circuito mediatico. Su questo si ricamano ‘fiori’ ma sono ‘fiori’ sterili, inutili».

Spieghi perché. 

«Il problema è di carattere normativo-concettuale e riguarda il nostro ordinamento. La conseguenza è che abbiamo ribaltato i fattori dell’ordine naturale delle cose. Faccio un esempio: se sono al volante di un’auto e a causa di un ingorgo spingo il piede sull’acceleratore fino a cento chilometri orari in un centro abitato per arrivare in tempo alla visita medica che devo fare e nel tragitto investo un pedone, non posso dire che questa persona non ha valutato bene la velocità della mia macchina. Faccio questa riflessione per evidenziare l’assurdità di un principio. Chi compie un’azione con coscienza, ovvero deliberatamente, deve assumersi la responsabilità degli eventi che ne derivano. Se io entro deliberatamente in una casa per rubare, mi devo assumere le mie responsabilità».

Vale anche per il pensionato che ha sparato? 

«No, non è così. Il problema è la legittima difesa e lo sintetizzo con un flash: la legge sulla legittima difesa è ingiusta perché regala il vantaggio, il favore della prima mossa al delinquente e non a chi subisce l’azione criminosa. Se io entro in una casa  per rubare non posso aspettarmi che le persone che vi abitano verifichino le mie reali intenzioni. Del resto, non avrebbero neppure il tempo di farlo e di reagire nel caso in cui le mie intenzioni fossero cattive. La valutazione sulla proporzionalità non deve essere valutata in concreto ma in astratto e con riferimento al pericolo che c’è. Un ordinamento giuridico non può privilegiare col vantaggio della prima mossa, il delinquente che deliberatamente entra in una casa e penalizzare la potenziale vittima, cioè la brava gente che subisce l’azione criminosa»

E’ un aspetto che penalizza anche il vostro lavoro?

«La legittima difesa è una norma che vale per tutti, operatori di Polizia compresi. Oggi la battaglia è diventata ideologica, per cui se una persona viene uccisa, giustamente c’è lo sdegno dell’opinione pubblica ma non vedo nessuno a livello istituzionale che sta lì a stracciarsi le vesti. Se, invece, un cittadino si difende allora apriti cielo! Il punto è che si mette quasi in discussione il diritto a difendersi se al centro non mettiamo la brava gente bensì le devianze. E questo è un fatto ideologico»

Cosa serve secondo voi in concreto?

«Insieme all’allora segretario nazionale del Sap sono stato uno di quelli che col ministro di Grazia e Giustizia Castelli si occupò della modifica della seconda parte della legge sulla legittima difesa e dunque conosco bene il problema. E’ chiaro che si tratta di processi anche culturali di metabolizzazione della norma che devono maturare col tempo, ma penso sia proprio arrivata l’ora di fare il secondo step, cioè di riconoscere che la valutazione che il cittadino deve fare di fronte a un evento, va fatta in astratto. Faccio un esempio: se accetto di fare una rissa con altre persone per qualsiasi motivo, devo accettare le conseguenze perché non so come andrà a finire. E’ lo stesso quando un delinquente entra nella casa di un cittadino. Chiedo: esistono i reati di pericolo e attentato? Certo che esistono perché la messa in pericolo di una persona o di un bene è reato. E per favore, non invochiamo le baggianate del Far West, sono stupidaggini che vengono proferite per pasteggiare sulla greppia degli stupidi che ci credono»

Voi rischiate la vita per poco più di mille euro al mese e tra i poliziotti c’è chi alza le mani e dice: meglio un brutto processo che un bel funerale. E’ così?

«Da quindici anni, ogni anno, noi facciamo manifestazione in tutte le piazze d’Italia con lo slogan “chi difende i difensori”. Esiste il partito dell’antipolizia che ormai ha condizionato in parte l’opinione pubblica e in parte le istituzioni, dalla magistratura al parlamento. Noi siamo l’anello debole e sono ben pochi quelli che non accettano la sfida. L’altro giorno un collega a Catania disarmato e in compagnia dei figli e della moglie al supermercato ha sventato una rapina mettendosi contro tre banditi armati che lo hanno pestato, poi sono fuggiti ma lui li ha inseguiti e si è aggrappato alla portiera dell’auto finendo trascinato sull’asfalto per diversi metri. Tutta la scena è stata filmata dalle videocamere del supermercato. Perché l’ha fatto? Per il sentimento di dovere e di servizio che a volte ci rende folli; queste sono le follie del dovere»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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