Piano salva-Piemonte ma non Chiamparino. Il Governatore: "O i soldi, o mi dimetto".

22 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Piano salva-Piemonte ma non Chiamparino. Il Governatore: 'O i soldi, o mi dimetto'.
Non si placano le polemiche innescate dalle dichiarazioni del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che nei giorni scorsi ha definito un “fatale errore” il trasferimento della sanità alle Regioni nell’ambito della legge sul federalismo. 

Il Governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, esponente del Pd, ha rassegnato le dimissioni da presidente della Conferenza Stato-Regioni. "Sono congelate, su richiesta degli altri presidenti, fino alla conclusione dell'esame sulla manovra", ha affermato. 
Chiamparino ha minacciato anche le dimissioni dalla carica di Governatore nel caso in cui il Governo non dovesse trovare un’alternativa al ritiro del decreto di salvataggio del Piemonte gravato da un deficit di oltre cinque miliardi di euro.

Chiamparino aveva chiesto con urgenza di emanare il decreto salva-Piemonte in maniera tale da poter ricevere la boccata d’ossigeno necessaria a rimettere in sesto il bilancio della Regione entro la fine dell’anno. Il decreto però è stato bocciato dal Quirinale ed ora sarà assorbito nella manovra economica. Ma ciò di fatto renderà impossibile per il Piemonte poter beneficiare del salvataggio in tempi brevi. 

Da qui quindi le dimissioni da presidente della Conferenza Stato-Regioni, cui potrebbero seguire quelle da Governatore se Renzi non troverà il modo di far arrivare i soldi al Piemonte entro dicembre.

 L’ex sindaco di Torino riprende anche le parole del ministro della Salute Lorenzin che ha criticato la gestione della sanità da parte delle Regioni.  "Il Governo si riprenda la Sanità e la gestisca, allora", ha attaccato Chiamparino. 

Ieri il ministro della Salute aveva annunciato l’intenzione di intraprendere una dura azione di contrasto contro gli sprechi nella sanità per risparmiare risorse da reinvestire nella qualità del servizio, fino a minacciare il decadimento automatico dei direttori generali delle aziende che dovessero chiudere i bilanci delle Asl in perdita. Una volontà quella della Lorenzin che andava di fatto a scontrarsi con la realtà dei fatti, quella cioè di un comparto sanitario la cui gestione è stata trasferita dallo Stato alle Regioni che hanno avuto carta bianca sul territorio. 

Oggi sono in molti a considerare quella scelta sbagliata visto che il decentramento della sanità, lungi dal favorire un servizio migliore e più efficiente ha invece mandato in dissesto i bilanci delle Regioni, favorendo l’aumento del clientelismo, degli sprechi e allungando paradossalmente le liste di attesa e i tempi di esecuzione di una prestazione. 
Le Regioni sono state costrette a vere e proprie cure da cavallo, piani di rientro da lacrime e sangue che hanno portato purtroppo ad una drastica riduzione dei servizi offerti dalle strutture ospedaliere, senza migliorarne nel contempo la qualità. 

Forse la restituzione della delega al Governo potrebbe migliorare la situazione? E’ dunque il ritorno al centralismo la strada migliore? Certo è che peggio di così la sanità non può andare. Se ne stanno accorgendo gli stessi governatori che ora pare non vogliano più innalzare barricate di fronte alla concreta possibilità che lo Stato si riprenda quanto aveva delegato.  
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