Centrodestra, le mosse e la rinascita che non si vede: la somma non fa il totale

22 ottobre 2015, intelligo
Centrodestra, le mosse e la rinascita che non si vede: la somma non fa il totale
di Amedeo Giustini 

Totò disse, nel film “Totò Fabrizi e i giovani d'oggi”, che è la somma che fa il totale. Gli ultimi sondaggi danno il centro destra competitivo per le prossime elezioni, se facciamo la somma di tutti i partiti che si riconoscono alternativi al centro sinistra o, meglio, al partito della nazione di Renzi. Purtroppo la somma non fa il totale perché la politica prevede sensibilità diverse anche nella stessa coalizione ma, d'altro canto, impone di stilare un programma comune.

La sintesi programmatica è il tallone di Achille del centro destra le cui componenti avrebbero bisogno di un collante programmatico in grado di tenere insieme, in modo coerente, una coalizione ed, eventualmente, l’azione di governo. Questo aspetto sarà molto importante quando la competizione elettorale entrerà nel vivo. Si guardano i sondaggi, si fanno le dovute somme ma poi ci si accorge che non esiste una politica economica univoca, una visione europea, per non parlare della politica estera. Manca un leader che possa incarnare una linea politica coerente ed allora è legittimo chiedersi a cosa possa servire fare la somma che poi non corrisponde al totale, ossia rendere in azione di governo una linea comune che, a tutt'oggi, non esiste.

La mancanza di partiti strutturati con una loro vera anima, porta ad appellarsi alla forza del leader, alla sua forza di attrazione e al suo carisma e, quando manca l’unico supporto spendibile, non rimane altro che una possibile maggioranza algebrica che non risolve la crisi del centro destra e che non consente di governare. Anche sulla figura del leader bisogna fare chiarezza. Il leader di un partito dovrebbe essere pro tempore perché l'appannamento e la conclusione di un percorso è nella natura umana ma, il partito dovrebbe sopravvivere al leader mentre, con i comitati elettorali fatti persona, il partito muore con l'uscita di scena del leader.

Un partito politico dovrebbe essere l’insieme di persone accomunate da una medesima affinità politica rappresentate da un leader sia esso presidente o segretario. In esso convivono una maggioranza e una minoranza. La prima tende a conservare il primato, la seconda lavora per trasformarsi in maggioranza. Cambia la linea politica di un partito, cambia il leader attraverso il passaggio congressuale. Il partito-persona, invece, prevede che non sia il partito a sostenere il leader ma , al contrario, è il leader che crea o sostiene il partito o in alcuni casi lo trasforma. 

E' accaduto con la nascita di Forza Italia, con l'uccisione del Pdl e la rinascita di Forza Italia 2.0. Sta accadendo con Renzi che sta trasformando un partito tradizionale, il Pd, in un suo partito, il partito di Renzi o il partito della nazione. Questa nuova impostazione sultanica o sovrana rende il sultano più debole o il re nudo poiché privo della forza della collegialità che un partito tradizionale e un congresso vinto gli poteva garantire.

Avremo quindi un consenso liquido, in grado di spostarsi rapidamente da un leader ad un altro, venendo meno lo spessore del partito che rappresenta, oltre alle persone, determinati valori che hanno un corpo ben più solido. Oggi il centro destra ha l’occasione di mediare tra queste due impostazioni. Certificare una democrazia interna in un partito e utilizzare la modernità e i suoi strumenti. 

autore / intelligo
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