Le polemiche non fermano Uber: al via la mappatura delle strade come Google

22 ottobre 2015, Andrea Barcariol
Le polemiche non fermano Uber: al via la mappatura delle strade come Google
Dal 2010 il suo nome è sinonimo di polemiche in tutto il mondo. Uber, la popolare app che mette in contatto tramite smartphone passeggeri e autisti, ha da sempre avuto vita difficile, provocando le vibranti proteste dei tassisti. Il giro di affari però non è ha risentito, anzi, in cinque anni la compagnia dei due startupper, Garrett Camp e Travis Kalanick, che opera in oltre 200 città sparse in 45 Paesi, ha raggiunto un valore di 40 miliardi di euro e ora sembra pronta a un nuovo salto di qualità.

Uber, infatti ha iniziato la mappatura delle strade degli Satti Uniti, con una tecnologia simile a quella usata da Google per Maps e Street View. Dopo mesi di indiscrezioni, la conferma è arrivata nei giorni scorsi da molti siti tech made Usa, supportata dalle immagini fornite da Uber. Diverse vetture sono state viste in varie zone del Paese per riuscire a realizzare cartine digitali estremamente dettagliate migliorando l'efficienza dei viaggi e le stime sui tempi di percorrenza percorrenza. Anche in questo caso l'immagine che appare ai passanti è quella di  telecamere 3D posizonate sul tetto. Tra le nuove funzioni in via di sviluppo c'è anche la ricerca dei benzinai meno cari che sarà sicuramente apprezzata.
Le polemiche non fermano Uber: al via la mappatura delle strade come Google

L'obiettivo dell'azienda di San Francisco, neanche troppo nascosto, è quello di costruire una flotta autonoma, sviluppata presso l'Advanced Technology Center di Pittsburgh, sbaragliando una concorrenza assai prestigiosa, dalla Apple al trio BMW-Audi-Mercedes-Benz, impegnati in progetti simili.

Chissà come accoglieranno questa evoluzione i tassisti di tutto il mondo. Lo scorso anno sono scesi in piazza a Londra, Parigi, Berlino, Madrid per protestare contro l'applicazione della società californiana colpevole, a loro avviso, di infrangere i regolamenti per la concessione delle licenze. Le proteste si sono poi allargate anche nel resto del mondo e molti i Paesi che hanno vietato il servizio. L'ultimo, in ordine di tempo, è il Brasile dove il 29 aprile scorso il tribunale ha accolto il ricorso dei tassisti locali determinando la sospensione delle attività di Uber in tutto il Paese. Prima erano stati l'India, la Thailandia, l'Olanda, la Spagna, la Francia e lo stato Usa del Nevada. In altri Stati, quali Vietnam, Singapore, Cina e Indonesia, l'azienda americana è nel mirino di alcune dispute legali all'esame dei vari tribunali. Anche in Italia, come da abitudine le polemiche non sono mancate.



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