Marines in Afghanistan e lo scandalo delle sevizie ai bambini

22 settembre 2015, Americo Mascarucci
Marines in Afghanistan e lo scandalo delle sevizie ai bambini
E meno male che avrebbero dovuto portare la civiltà, il progresso e la democrazia in Afghanistan dopo il medioevo dei talebani! 

Se fossero vere le accuse pubblicate dal 'New York Times' ci sarebbe davvero da vergognarsi di aver contribuito a “liberare” quel Paese dal fondamentalismo. Infatti, secondo quanto riportato dal giornale Usa, alti ufficiali della polizia locale afghana, quella cioè filo americana, si sarebbero macchiati di orrendi crimini di pedofilia, con i marines costretti al silenzio dagli alti vertici militari statunitensi. La torbida vicenda è stata portata alla luce dal racconto di un padre che ha perso il figlio, un soldato americano di istanza in quelle zone. 

Nella sua ultima telefonata a casa, Gregory Buckley Jr. pare che avesse confidato al padre che alti ufficiali afgani avrebbero sistematicamente abusato sessualmente di ragazzini nella stessa base in cui prestava servizio il marines. 

Sempre secondo il racconto dell’uomo, il figlio gli avrebbe riferito di terrificanti urla che provenivano dalle stanze in cui si consumavano gli orrori, ma di non essere mai riuscito ad intervenire perché gli ordini da parte dei superiori americani sarebbero stati tassativi; fare finta di niente, ignorare la cosa. Un’accusa quella di abusi sessuali su minori da parte delle forze di polizia afghane che non è nuova in verità; da più parti infatti è stato denunciato il “vizietto” dei poliziotti di abusare dei minori soprattutto nelle zone rurali più povere e disagiate del Paese. Ma ciò che sconcerta di più è la motivazione che gli alti vertici militari Usa avrebbero posto a giustificazione dell’esigenza di mantenere il silenzio sui crimini compiuti. “Si tratta di una pratica aberrante che tuttavia rientra nella cultura del luogo, una tradizione consolidata che non si può interrompere”. 

Incredibile, se si pensa che la guerra ai talebani fu giustificati dall’Occidente proprio sulla base dell’esigenza di rovesciare un regime oscurantista e fondamentalista, che reprimeva i diritti e le libertà civili e costringeva le donne a portare il burqa. L'immobilismo delle forze americane serviva a non turbare l'equilibrio tra l’esercito e la polizia afghana, che veniva addestrata dagli Usa e dalla Nato per far fronte alle minacce dei talebani. Tuttavia non tutti i soldati americani si sarebbero attenuti alle disposizioni dei superiori. Alcuni stanchi dei continui abusi, si sarebbero ribellati fino a pestare di botte un poliziotto afghano che stava letteralmente seviziando un bambino. 

Risultato: i marines sarebbero stati puniti e allontanati dalla postazione. 

Una storia che se vera apre scenari davvero inquietanti sull’intervento militare occidentale in Afghanistan e sull’ipocrisia tutta americana della “guerra giusta”. Se portare la civiltà in quel Paese significa consentire la pedofilia in base al principio che in fondo è una tradizione che fa parte della cultura locale impossibile da sradicare, allora forse è il caso di astenersi in passato da certi interventi cosiddetti umanitari. E pensare che dopo la cacciata dei talebani tutte le televisioni del mondo, quelle occidentali ovviamente, evidenziarono il fatto che finalmente i fanciulli afghani avrebbero potuto giocare con gli aquiloni e guardare i cartoni animati. Ipocrisia allo stato puro?
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