Da Cuba agli Usa, Bergoglio: più politica meno temi etici

22 settembre 2015, Americo Mascarucci
[Image:left]Papa Francesco dunque avrebbe riscritto completamente il discorso che terrà negli Stati Uniti davanti al Congresso? 

Avrebbe ignorato completamente la bozza che gli sarebbe stata trasmessa dai vescovi statunitensi? Tracce, si dice, molto critiche nei confronti del presidente Barak Obama e della sua politica ultra laicista? 

L’indiscrezione trapela da più parti e riferisce di una profonda irritazione dell’episcopato americano per l’eccessiva benevolenza che Bergoglio starebbe manifestando da tempo nei confronti del presidente Usa grande sostenitore delle libertà individuali, dall’aborto all’eutanasia finendo con le nozze gay. 

Da Cuba agli Usa, Bergoglio: più politica meno temi etici
Non è un caso che alla cerimonia di accoglienza che Obama ha organizzato per Francesco alla Casa Bianca, siano stati invitati fra gli altri un rappresentante del mondo gay e transgender e una suora da sempre critica con la Chiesa e favorevole all’aborto e ai diritti degli omosessuali. Presenze che avrebbero creato grande imbarazzo in Vaticano visto che, nei sacri palazzi, sanno perfettamente come lo spirito misericordioso (anche troppo) del Papa e quella sua infinita disponibilità all’incontro e al dialogo con tutti, possa essere facilmente scambiata per un’apertura della Chiesa su certe tematiche. Francesco negli ultimi tempi ha stretto i suoi rapporti con il presidente Obama come dimostra fra le altre cose il disgelo fra Stati Uniti e Cuba. 

La riappacificazione con l’Isola caraibica patria del “castrismo”, è stata attribuita nel merito dall’amministrazione Obama proprio all’intervento della Santa Sede che, tramite Bergoglio e soprattutto il Segretario di Stato Pietro Parolin, è riuscita a mediare fra le posizioni contrapposte favorendo la ripresa del dialogo e il raggiungimento di un accordo. Per Francesco l’aver riappacificato Stati Uniti e Cuba ottenendo la rimozione dell’embargo americano contro l’Isola, è un risultato che andrebbe ben oltre le posizioni anti cattoliche di Obama. 

Della serie “Parigi val bene una messa”; in questo caso però non è Obama ad andare a messa ma sembrerebbe essere il Papa a “sacrificare” la difesa dei temi etici che tanto sta a cuore all’Episcopato Usa pur di poter iscrivere a proprio merito la pace con Cuba. Un attivismo quello di Francesco in favore del regime cubano che ha scontentato larghissima parte dell’opinione pubblica americana, cominciando dai Repubblicani, per finire con i settori cattolici più conservatori. 

E’ un dato di fatto come l’episcopato americano sia sempre più vicino al Partito Repubblicano e come la stragrande maggioranza dell’elettorato cattolico negli Usa sia schierato a destra per la vittoria il prossimo anno di un presidente repubblicano e tradizionalista, favorevole a restringere il campo dei diritti civili finora eccessivamente allargato da Obama. Una saldatura quella creatasi fra episcopato Usa e Repubblicani che non piace a Francesco il quale fino ad oggi è sembrato privilegiare sempre di più il rapporto con l’attuale presidente. 

Del resto l’enciclica ambientale di Bergoglio, Laudato sì, sembrerebbe a detta degli analisti più attenti, ricalcare proprio l’agenda Obama. Ecco perché Francesco avrebbe accolto con freddezza, quasi con fastidio, i suggerimenti giunti dai vescovi Usa nonostante per tradizione siano sempre gli episcopati a predisporre il testo dei discorsi papali incentrandoli sulle esigenze delle chiese locali. Stavolta però l’eccessivo richiamo alla difesa dei temi etici avrebbe addirittura spinto Bergoglio a “cestinare” la bozza inviata in Vaticano; temi che Francesco sa perfettamente essere indigesti ad Obama e dunque del tutto inopportuni nell’ambito di una visita apostolica incentrata prettamente a rimarcare il merito papale della riconciliazione fra Usa e Cuba. Se richiamo ai valori etici ci sarà, sarà probabilmente del tutto marginale e non predominante come vorrebbero in America. 

E così, la tanto decantata collegialità episcopale che dovrebbe essere un pilastro del pontificato di Francesco, in questo caso sarebbe andata letteralmente a “farsi benedire”? Il Papa avrebbe deciso di bocciare in toto le proposte dell’episcopato americano e attenersi a ragioni di realpolitik? A Cuba poi ha fatto molto discutere la celebrazione eucaristica nella Piazza della Rivoluzione sotto la mastodontica effige di Ernesto Che Guevara. 

Il Papa, per nulla imbarazzato del fatto che il Che campeggiasse più di Gesù Cristo, ha invitato a “servire le persone e non le ideologie”. Il che potrebbe anche voler dire che si deve guardare ad un leader politico indipendentemente dall’ideologia di riferimento se questo opera per il bene comune. 

Detto a Cuba, dove da cinquant’anni vige una dittatura comunista che ha represso i diritti e ha imposto l’ateismo di Stato, tornando a concedere la libertà religiosa quando Castro ha compreso che senza l’aiuto della Chiesa l’embargo non sarebbe mai stato revocato, la cosa fa riflettere profondamente. Perché, se è vero che le persone devono venire prima delle ideologie è altrettanto vero che le ideologie sono essenziali per affermare quei valori di libertà e di giustizia sociale che tanto stanno a cuore al Pontefice. E se persone come Castro per anni hanno sostenuto ideologie negative e fallimentari, non si può non condannare insieme all’ideologia anche chi con tanta tenacia e sfrontatezza non se ne è mai dissociato.
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