Il mistero dei bambini “fantasma” ritorna con Timmothy

22 settembre 2015, intelligo
Il mistero dei bambini “fantasma” ritorna con Timmothy
di Anna Paratore 

E’ ancora nel ricordo di tutti il terribile messaggio con cui Matthias Schepp, poco prima di gettarsi sotto a un treno, comunicava alla moglie di aver ucciso le loro due figlie gemelle che gli erano state affidate per il weekend. 

“Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto”, scriveva Schepp eppure non ha lasciato nessuna traccia, nessuna certezza, niente che possa permettere a sua moglie almeno di piangere sulla tomba delle figlie. E da allora, era il febbraio del 2011, la mamma di quelle due creature non si dà pace, e continua a sperare che in realtà le sue bimbe siano vive, magari affidate a qualcuno che ha accettato di mantenere il segreto. 

Dall’altra parte del mondo arriva una storia simile, che ricorda molto il tormento per le gemelline Schepp. Qui a sottrarre un bambino è stata la madre, che poi si è suicidata tagliandosi le vene. In questo caso, però, il messaggio lasciato è diverso da quello dell’uomo. “Timmothy”, scritto proprio così, con due M, come aveva voluto sua madre affinché il nome del figlio fosse diverso da quello di tutti gli altri: “Sta bene ed è stato affidato a chi lo amerà. Non lo troverete mai”. Eppure, malgrado ciò, molti dubbi circondano la scomparsa di questo bambino di cui come per le gemelline Schepp si può solo supporre la sorte.

La storia di Timmothy arriva dagli Stati Uniti, e il periodo della sparizione del piccolo, allora 6 anni, è abbastanza coincidente con quello delle gemelline: siamo anche qui nel 2011, anche se a maggio e non a febbraio come per le Schepp.  

Amy Fry-Pitzen va a prendere suo figlio in anticipo sull’orario di fine lezioni alla scuola elementare.  Con una scusa lo porta via con sé e si allontana da casa. Nei tre giorni successivi, mamma e figlio compiono una sorta di viaggio tra zoo e parchi di divertimento dove numerose telecamere li rimprendono, sempre allegri e felici.  Poi, la sera del terzo giorno, non lontano dalla sua casa di Aurora, Amy entra in un negozio e compra carta, buste e penna.  Anche qui viene ripresa dalle telecamere, però questa volta il figlio non è più con lei. La mattina dopo, il corpo della donna viene trovato nella stanza dell’hotel dove aveva preso alloggio, il Rockford Inn. Amy è morta, si è tolta la vita ma senza rivelare a nessuno che fine abbia fatto suo figlio. 

“L’ultima immagine che ho di lui” ha detto Jim Pitzen, padre di Timmothy a “The Hunt”, una famosa trasmissione televisiva americana che si occupa di casi di sparizione, “è della mattina in cui l’ho lasciato a scuola, e Tim è scappato via di corsa perché aveva paura di fare tardi in aula”.  Ha poi aggiunto: “Ormai sono quattro anni che lo cerco, ma non smetterò di farlo, perché so che da qualche parte mio figlio è vivo e vuole solo tornare da me”.

Jim Pitzen aveva conosciuto Amy Fry a una festa e se ne era subito innamorato. La donna non gli aveva nascosto di soffrire di depressione, e che questo problema era nato dopo la fine del suo primo matrimonio. Jim ne aveva dedotto che probabilmente lei aveva solo bisogno di amore e di sentirsi rassicurata e sebbene Amy avesse spesso dei comportamenti poco comprensibili, si era deciso a sposarla lo stesso. Le cose però non erano andate bene. L’umore di Amy era sempre più instabile. La donna usciva ed entrava nella depressione. Poi era rimasta incinta, e almeno all’inizio questo aveva fatto ben sperare. Amy aveva preso positivamente la gravidanza e anche la nascita del bambino a cui era legatissima. Purtroppo, però, c’erano anche altri problemi nel matrimonio. Tra questi, pare vi fossero insoddisfazioni finanziarie da parte della donna: uno stato d’animo che l’avrebbe portata a sparire anche per un paio di giorni insieme ad alcuni amici. 

Così, la coppia era arrivata a un passo dal divorzio. Ed era stato proprio questo a destabilizzare ulteriormente Amy. La donna sapeva che il suo stato di salute non avrebbe mai permesso a nessun giudice di affidarle Timmothy.  Da lì la fuga con il piccolo e il resto della storia.

Ora, come per le piccole Schepp, sono trascorsi quatto anni. Quattro anni di buio, senza notizie, senza un indizio sulla sorte di questi bambini. E ci sono due genitori, un uomo e una donna, torturati dal dubbio: sono vivi o morti i loro bambini? E se qualcuno li tiene con sé, perché non li fa tornare a casa?

autore / intelligo
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