Volkswagen choc: la Ue ora che farà?

22 settembre 2015, Luca Lippi
Volkswagen choc: la Ue ora che farà?
In Usa la Volkswagen è stata sottoposta a un indagine penale, Rete Consumatori Italia annuncia l’avvio di una Class Action contro Volkswagen in Italia per la falsificazione dei dati sui gas di scarico dei motori diesel negli Stati Uniti, Adiconsum chiede un incontro con VW Italia.

Insomma si sta scatenando un inferno che va ben oltre la vicenda finanziaria del titolo Volkswagen alla Borsa di Francoforte. E ancora non abbiamo notizie ufficiali da Peugeot, Renault, Fca, Bmw e Daimler…

La Volkswagen è costretta a una clamorosa ammissione ufficiale: ci sono undici milioni di diesel della casa tedesca che sono stati “truccati” per le emissioni di gas. Altro che 500 mila vetture vendute in Usa!

In una nota, il gruppo tedesco ammette che un’inchiesta interna ha rivelato l’utilizzo del software incriminato che alterava le emissioni inquinanti, oltre che sui quasi 500.000 veicoli venduti negli Usa, anche in altri 11 milioni di veicoli diesel venduti nel resto del mondo.

Il gruppo tedesco ha inoltre annunciato accantonamenti record di 6,5 miliardi nel bilancio del terzo trimestre in vista della maxi-multa in arrivo dalle autorità americane e a questo punto anche da altri organismi di controllo.

La domanda a questo punto sorge spontanea. 

Fra il milione di Regolamenti e di normative europee in relazione alla concorrenza sleale, come si configura questa truffa ai danni di un mercato (quello automobilistico) globale perpetrato soprattutto da chi del rigore ne è portabandiera, spesso anche con toni esagerati? 

E considerando che la presunta truffa si consumerebbe ininterrottamente dal 2008 (anni in cui ha inizio la crisi finanziaria) quanti sono i danni procurati dalla Volkswagen (che non è proprio un’azienda artigianale) agli altri paesi produttori concorrenti in tutta Europa? Quanti sono i guadagni indebiti del gruppo VW da rendere al mercato per ristabilire un equilibrio?

Seguiamo la vicenda per due motivi, il primo perché le nostre aziende hanno abbandonato il paese per poter produrre abbassando i costi; il secondo motivo è perché il padrone del vapore non ha il controllo del giardino di casa figurarsi dell’Europa.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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