Fed, tassi invariati e stime di crescita al ribasso: un regalo a Deutsche Bank?

22 settembre 2016 ore 12:17, Luca Lippi
La Fed ha mantenuto invariati i tassi, e questo è quanto ci si apettava, soprattutto se lo aspettavano i mercati che hanno subito festeggiato un trimestre sereno, sereno nel senso che possono improntare trategie senza scossoni. abbiamo più volte scritto che i mercati amano la stabilità, nel senso di acque ferme, che poi siano inquinate o limpide questo non ha importanza, i soldi non "respirano" e si muovono in ogni condizione purchè non vi siano elementi scatenanti che turbino l'ambiente circostante.
Tale scenario tuttavia, unito all'assenza di sorprese positive da parte della Banca del Giappone, che ha lasciato la porta aperta a interventi sul fronte fiscale, e la prospettiva di una Bce meno interventista, implica che la sterlina sarà sotto pressione nei prossimi mesi, soprattutto alla luce della necessità della Bank of England di sostenere l’economia Uk tramite la leva monetaria. una sterlina debole è comunque un ottimo richiamo per chi fa affari con la Gran Bretagna che ora più che mai è alla ricerca di partner per accentrare gli affari europei senza dover più sottostare a regole Ue.
La fed ha anche leggermente tagliato le stime sulla crescita dell’anno in corso, ma non ha toccato quelle per i prossimi due anni. 
Il tasso di disoccupazione dovrebbe salire quest’anno, restare invariato il prossimo e quindi calare nel 2018. In particolare, per il 2016, la Banca Centrale americana attende una crescita del prodotto interno lordo all’1,8%, mentre a giugno aveva parlato di un rialzo del 2%.

Fed, tassi invariati e stime di crescita al ribasso: un regalo a Deutsche Bank?

Dicembre potrebbe essere la volta buona, per un altro ritocchino delicato di un quarto punto, come accadde nel dicembre 2015. All’istituto di Janet Yellen preoccupa però la crescita Usa, le cui stime per l’intero 2016 sono scese dal 2% all’1,8%. L’inflazione resta invariata all’1,6-1,8%, ed è un dato preoccupante perché la Fed continua a inseguire quella che considera la “sana” inflazione tipica di un’economia in ripresa, cioè almeno il 2%, e quell’obiettivo continua a sfuggirle. 
Aveva ragione l'ex segretario al Tesoro Usa, Larry Summers, che in una raffica di tweet aveva citato almeno 10 ragioni per cui la Fed non avrebbe alzato i tassi. Tra queste il fatto che da sei mesi le ore totali di lavoro sono in calo, che le aspettative di inflazione sono in discesa, che la Fed non ha strumenti per dare una risposta al rallentamento, che il rialzo dei tassi sarebbe uno shock per i mercati, che la crescita dell'economia è in significativo indebolimento rispetto a dicembre.
Noi ne aggiungiamo un'altra, su cui dover riflettere, che una variazione dei tassi avrebbe dato il colpo di grazia alla Deutsche Bank che ora ha tre mesi di tempo per decidere una strategia adeguata a uscire dalle sabbie mobili. 
Ricordiamo che con un’esposizione ai derivati pari a circa quindici volte il Pil tedesco, Deutsche Bank è l’istituto che risulta la maggiore fonte potenziale al mondo di choc esterni per il sistema finanziario. 
lo dice il Fmi nel suo "Financial Sector Assessment Program" di giugno. La banca tedesca, che ha fallito insieme a Santander gli stress test della Federal Reserve del porimo semestre 2016 è, secondo il Fmi, "il più rilevante contribuente netto ai rischi sistemici tra le banche di rilevanza sistemica globale, seguita da Hsbc e Credit Suisse". 
Non solo, secondo l’istituto di Washington, inoltre, il sistema bancario tedesco pone il maggior grado di rischio contagio esterno in proporzione ai rischi interni (seguono Francia, Regno Unito e Usa).
In conclusione, la Yellen cerca di salvare capra e cavoli, ma in concreto, bisognerà dare una sistemata a troppa carta e troppo poca liquidità circolante.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]