Credit Suiss prima “conteggia” l’Italexit ma poi frena

22 settembre 2016 ore 13:01, Luca Lippi
Il fatto: Credit Suiss ha preso l’iniziativa di valutare la probabilità (invero molto scarsa) che in Italia si possa creare l’eventualità di uscire dall’Ue. Invero, la stessa Credit Suiss valuta altamente improbabile questa eventualità, ma il fatto che l’abbia presa in considerazione ci fa sospettare qualcosa.
In realtà Credit Suiss dev’essere stata mossa all’evidenza dei duri contrasti emersi negli ultimi giorni fra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e Angela Merkel. Un allarmismo che deve aver solleticato la fantasia dell’istituto svizzero che subito ha provveduta a fare un’analisi.
E’ bene precisare che Credit Suisse, ha messo nero su bianco che, qualunque sia l'esito del prossimo referendum costituzionale, l'uscita dell'Italia dall'Europa ha solo l'1% di possibilità di verificarsi, anche in caso di successive elezioni e di una vittoria schiacciante dei 5 Stelle di Beppe Grillo. 
Per di più, l'addio a Bruxelles non potrebbe realizzarsi prima di almeno due anni. Non solo. Anche qualora dovessero vincere i no, i "danni", a giudizio della banca internazionale, sarebbero «contenuti». Nessun effetto domino e nessun rischio sistemico è quindi legato, allo stato attuale, al voto sulla riforma della legge elettorale a cui, inizialmente, il premier Matteo Renzi aveva vincolato le proprie sorti politiche.
A margine dell’indagine di Credit Suiss, Hsbc, uno dei principali gruppi bancari al mondo con sede a Hong Kong ha sollevato un altro problema che deve avere aizzato la fantasia di Credit Suiss, prima del referendum costituzionale, per Renzi si delinea un altro appuntamento cruciale, la presentazione del budget prima al Parlamento (il 27 settembre) e poi a Bruxelles (entro il 15 ottobre). 
Le proposte avanzate dal premier potrebbero richiedere una maggiore flessibilità di bilancio nella finanziaria, concetto inviso alla Germania di Angela Merkel. 
Invero c’è da specificare che la Germania non contesta la flessibilità, ma solamente “l’eccesso di flessibilità”.  Ma tutto considerato, secondo Hsbc, anche in vista del referendum e dello stop alle riforme che potrebbe essere determinato da una caduta di Renzi in seguito a una vittoria del fronte del no, “i politici europei dovrebbero pensarci due volte prima di rigettare la proposta di budget del premier” esacerbando il clima politico.
Credit Suiss ammette che “Il referendum costituzionale italiano può portare a un episodio di volatilità di mercato” innescando rischi politici.

Credit Suiss prima “conteggia” l’Italexit ma poi frena

“Il referendum costituzionale italiano può portare a un episodio di volatilità di mercato”, ammette Credit Suisse in uno studio dedicato ai rischi politici che potrebbero minare, nei prossimi mesi, un'Unione europea indebolita dall'uscita della Gran Bretagna e, prima ancora, dalla recessione economica, dai flussi migratori e dai recenti attacchi terroristici. Ma “vi sono davvero poche possibilità che l'esito referendario abbia conseguenze sistemiche” aggiunge l'analisi. In questo contesto “molto più frammentato rispetto all'inizio della crisi”, l'appuntamento italiano con le urne per cui non è stata ancora fissata una data, è solo uno dei tanti punti interrogativi che potrebbero mettere in discussione il destino europeo. Per la banca elvetica occorre infatti tenere sotto osservazione anche le elezioni olandesi (a marzo) e francesi (a maggio).
Sempre secondo Credit Suiss “la vittoria del no rappresenta una possibilità reale, che potrebbe avere conseguenze negative a livello politico, economico e finanziario, ma l'impatto sarebbe contenuto. Non dovrebbe portare all'uscita dell'Italia dall'euro e, probabilmente, neppure a nuove elezioni”.
Se anche gli italiani dovessero rispedire al mittente la proposta di riforma costituzionale, le conseguenze sarebbero presto dette (sempre secondo le valutazioni di Credit Suiss): salirebbe il rendimento del debito pubblico, aumentando i costi per lo Stato, anche se il rischio sarebbe contenuto dalla politica di quantitative easing della Bce, e potrebbero essere rinviate le ricapitalizzazioni bancarie in calendario (Mps, Unicredit e, forse, Carige). 
La maggiore instabilità potrebbe portare poi a preferire interventi dello Stato al posto di soluzioni di mercato per risolvere le situazioni più gravi. Ma “le somme coinvolte sarebbero relativamente modeste per le finanze pubbliche”, conclude lo studio di Credit Suisse. 

autore / Luca Lippi
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