Industria 4.0 è il “New Deal” italiano: 23 miliardi in 4 anni agli imprenditori

22 settembre 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Pronti 23 miliardi di euro, direttamente dal governo, in quattro anni, 13 di incentivi fiscali e 10 di investimenti
Questa è la terapia shock non per rilanciare l’industria italiana, che ha dalla sua parte una storia ininterrotta di successi, ma un richiamo alla solidità per richiamare investitori stranieri, un modo per dimostrare che nonostante la crisi economica mondiale, in Italia si può e si deve scommettere sulle competenze e sulla professionalità dei nostri imprenditori.
Del resto fece la stessa cosa il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt, allo scopo di risollevare il Paese dalla grande depressione che aveva travolto gli Usa a partire dal 1929. Siamo al “New Deal” italiano? 
Tratto direttamente dal documento Piano industria 4.0, ecco come il governo intende adottare una strategia d’urto per ridare la scossa alla Pmi.
Come ha spiegato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, abbiamo un sistema industriale basato sulle Pmi e l’obiettivo del Piano è che queste abbiano“la possibilità di accedere a tecnologie prima molto contingentate”.
Incentivi fiscali attivabili dall’impresa (super-ammortamenti, credito d’imposta per ricerca e sviluppo), finanza agevolata per l’Industria 4.0, sviluppo di nuove competenze (con il supporto di scuole, università e centri di ricerca), infrastrutture (banda larga, open standard IoT), detassazione produttività, supporto delle associazioni imprenditoriali per stimolare la cultura dell’innovazione nelle Pmi.

Industria 4.0 è il “New Deal” italiano: 23 miliardi in 4 anni agli imprenditori
 
Incentivi
-proroga super-ammortamento al 140% per acquisto beni strumentali (al 120% per mezzi di trasporto);
-iper-ammortamento al 250% per investimenti in digitalizzazione, con estensione termini di consegna al 30 giugno 2018 previo ordine e acconto del 20% entro fine 2017;
-credito d’imposta R&S per investimenti incrementali, con aliquota raddoppiata al 50% e tetto di spesa alzato a 20 milioni di euro (dai 5 attuali).
Finanza
-detrazione fiscale del 30% per investimenti fino a 1 miliardo di euro in Start-up e PMI innovative;
-finanziamenti pubblici per finanziare la nascita di nuove imprese 4.0 e brevetti ad alto contenuto tecnologico. 
Altre misure contenute nel documento sono per quanto riguarda il “lavoro”, il rafforzamento dei premi di produttività (scambio salario / produttività) con un impegno pubblico di 1,3 miliardi di euro dal 2017 al 2020.
Riguardo gli Investimenti in infrastrutture digitali (banda ultra larga) nelle cosiddette “aree grigie”, dove ci sono il 69% delle imprese; standard aperti per l’Internet of Things.
Sono stati individuati dei poli all’interno dei quali dovranno svilupparsi strutture e competenze, formazione, consulenza tecnologica per le Pmi, lancio e sviluppo progetti innovativi, sperimentazione in chiave Industria 4.0, coordinamento con l’Europa.
I poli sono i seguenti:
Politecnici di Milano, Roma e Bari;
Istituto Superiore Sant’Anna di Pisa;
Università di Bologna, università venete e Federico II di Napoli
Una parte rilevante del Piano si concentra proprio sulle competenze da formare, sfruttando: alternanza scuola lavoro, corsi universitari e master specializzati, incremento degli studenti negli istituti tecnici superiori e dei dottorati di ricerca su tecnologie 4.0.
Riguardo le competenze aziendali, sia il ministro Calenda sia il Presidente del Consiglio hanno annunciato un roadshow per sensibilizzare le imprese (con il supporto di Confindustria e Rete Imprese Italia), in particolare le medie imprese con fatturato tra 50 e 150 milioni di euro.
Viene offerto loro un piano di tutoraggio one-to-one e il supporto di consulenti specializzati per mettere a punto un piano industriale e tecnologico di lungo periodo.
Calenda rivolgendosi direttamente agi imprenditori dice: “Diamo fiducia all’impresa italiana” e rivolgendosi direttamente agli imprenditori “siete voi che decidete dove e come investire. Il Governo fornisce strumenti, incentivi, infrastrutture, l’altro pezzo di strada lo dovete fare voi”.
In conclusione è corretto dire che il "new deal" statunitense non fu altro che un aumento di tassazione per i redditi più importante e una massiccia ondata di denaro pubblico a sostegno delle politiche economiche e sociali.
autore / Luca Lippi
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