Boom di Cyber-furti d’auto: anche i ladri diventano hi-tech

22 settembre 2016 ore 15:39, Luca Lippi
Rubare un’auto può essere un’impresa da 15 secondi, quando si dice superare la barriera dell’impossibile, un record olimpico, ma uscendo dalla facile ironia, il fatto è che per molti proprietari e diverse agenzie di noleggio d’auto, è un dramma.
Il fenomeno che emerge è quello del cyber-furto, cioè quei furti che vengono messi a segno con dispositivi tecnologici di ultima generazione e, numeri alla mano, stanno crescendo in maniera rapida. 
In tutta Europa (dati di LoJack Italia, azienda di rilevamento e recupero dei beni rubati) i furti elettronici portati a termine con dispositive hi-tech rappresentano complessivamente il 5-10% del totale, la percentuale non rende la grandezza, e allora sarebbe meglio dire che stiamo parlando di circa 40.000 veicoli per un valore economico di quasi 800 milioni di euro. La percentuale sale al 20%-30% per le vetture rubate di ultima generazione (sul mercato da meno di 5 anni). 
In buona sostanza, i ladri si sono ormai attrezzati e specializzati per stare dietro alle nuove e sofisticate tecnologie e quindi lasciano nelle borse ferri e grimaldelli per dotarsi di meno ingombranti e più pratici dispositivi radio ed elettrici in grado di catturare le frequenze del transponder per l’apertura della portiera e anche quello dell’accensione. 
Quelli meno tecnologici usano dispositivi meno avanzati ma parimenti efficaci come le piattaforme di riprogrammazione delle chiavi.
Questi strumenti elettronici sono comunemente disponibili sul mercato a un costo che va dalle 10 mila ai 50 mila euro (dipende dalle esigenze dell’utilizzatore), tuttavia il prezzo non scoraggia il birbaccione che, seppure nell’immaginario collettivo visto come un disgraziato colto da necessità e sopravvivenza, nella realtà è un vero e propri professionista con un’adeguata organizzazione alle spalle e alla continua ricerca di nuovi colpi perché consapevole di non potere fare tutta la vita un lavoro che fra i contro ha la detenzione e notevoli spese legali da sostenere, specie in conseguenza del fatto che il suo furto cela un’organizzazione a delinquere che aggrava notevolmnete l’eventuale pena e quindi fa lievitare i costi legali.
Tali strumenti si adattano facilmente ad essere usati su più modelli, semplici da far funzionare e giacchè il mercato è molto particolare, anche piuttosto semplici da trattare a un buon prezzo, altre il fatto che la parte del leone la fa la concorrenza cinese.

Boom di Cyber-furti d’auto: anche i ladri diventano hi-tech

In questo modo riescono a lavorare tranquillamente a distanza, soprattutto evitano di dare nell’occhio.
Vittime illustri di questi tecno ladri sono le Mercedes serie E, le Bmw quasi tutte ma particolarmente ricercate le X5 e le X6, e tutti i modelli di Range Rover.
E se un nuovo modello viene lanciato sul mercato, mediamente il proprietario può dormire sonni tranquilli solo per un mesetto circa, e deve anche ritenersi fortunato. Il Cyber ladro impiega dalle due alle dieci settimane per studiare e decriptare i “sistemi di sicurezza” progettati dalla casa madre dell’autovettura.
Maurizio Iperti, amministratore delegato di LoJack Italia, dichiara: “In Italia, secondo dati in nostro possesso questo trend è in crescita e riguarda circa il 20% dei furti, concentrati soprattutto nelle aree del centro-nord Italia dove i ladri si affidano maggiormente al prezioso supporto delle nuove tecnologie”. 
Basta entrare in possesso di un software based, una sorta di passepartout elettronico per scoraggiare le migliori intenzioni di chi intende proteggere il proprio bene credendo di avere adottato sofisticatissimi accorgimenti. Per tutto il resto c’è la classica “attrezzatura da lavoro” del ladro comune.

autore / Luca Lippi
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