La strategia di Maroni: loda Mattarella e "affila" Parisi anti-Salvini

23 agosto 2016 ore 10:04, Americo Mascarucci
E’ sempre più dissenso nella Lega da parte del Governatore della Lombardia Roberto Maroni contro il segretario Matteo Salvini?
Sembrerebbe proprio di sì, almeno a giudicare dai contenuti dell’intervista rilasciata da Maroni al Corriere della Sera. Non si parla in modo esplicito di rottura ma il Governatore lombardo non nasconde che dentro il Carroccio le divergenze con Salvini esistano.
In particolare Maroni elogia Mattarella e apre a Stefano Parisi. 
Sul Presidente della Repubblica l’ex ministro dichiara di aver apprezzato le ultime parole pronunciate sui migranti. 
"Io ho ascoltato tutto il discorso di Mattarella – ha detto Maroni - C’è stato quel passaggio sui “ponti da costruire”, ma il presidente della Repubblica ha detto tanto altro, anche sul tema immigrazione. Ha parlato per esempio della necessità di bloccare le emigrazioni alla partenza. Insomma a me è sembrato che contenesse anche una critica alle inefficienze della Ue e del governo nella gestione degli arrivi. Per questo il suo discorso a Rimini a me è parso innovativo". 
Poi con riferimento ai rapporti con Forza Italia e alla possibile futura leadership del centrodestra di Stefano Parisi Maroni ha aggiunto: "Io gli do credito, almeno per il momento. Il suo tentativo m’incuriosisce, anche se per la verità le sue prime uscite non sono state brillantissime. L’idea di un governo-ombra, per esempio. Porta sfiga. Nel ‘93 Bossi fece una cosa analoga ma ebbe la fantasia di chiamarla governo-sole. Aspettiamo comunque la sua convention, ma io tifo per chiunque sia in grado di riaggregare il centrodestra". 

Sul ruolo di Berlusconi aggiunge: "Dopo l’operazione al cuore mi pare tornato in campo alla grande. È ancora lui che dà le carte, insomma. Per me far politica ha senso se l’impegno conduce a cambiare le cose, altrimenti si rimane nel campo della nobile testimonianza. E se vogliamo vincere, da lì bisogna passare. Non è detto che basti, ma è condizione necessaria". 
La strategia di Maroni: loda Mattarella e 'affila' Parisi anti-Salvini
Ma c’è dell’altro. Maroni non chiude neanche le porte alla possibilità di una futura intesa con i centristi di Area popolare: "Il vero discrimine in questo momento è il no al referendum. E non solo in chiave anti-Renzi: le modifiche della Boschi mortificano il ruolo delle Regioni e umiliano ogni idea di federalismo. Ho sentito Maurizio Lupi spendersi per il Sì, ma tanti di loro in privato mi fanno sapere che si comporteranno diversamente". 
Insomma, una linea che non sembra proprio quella del segretario Matteo Salvini.
Tuttavia Maroni spiega: "Nella Lega non ci sono frizioni. Ci possono essere, quello sì, opinioni diverse e d’altra parte noi non siamo il Pd che reprime il dissenso interno. Da noi è sempre stato così, la Lega di lotta e quella di governo". 
Nessuna rottura ma la conferma dell’esistenza di due diverse linee politiche, quella di Salvini (di lotta) e la sua (di governo). Due linee che fino ad oggi sono sembrate in grado di convivere all'interno del Carroccio. Ma fino a quando questa convivenza sarà possibile? Insomma le dichiarazioni di Maroni sembrano tanto un messaggio chiaro in direzione di Salvini che attacca Mattarella, boccia Parisi, non vuole il ritorno di Berlusconi e chiude le porte a qualsiasi possibile intesa con i centristi. I segnali di una guerra ancora in fase di gestazione sembrano esserci tutti.  

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