Che fine ha fatto Valentino?

23 agosto 2016 ore 10:16, intelligo
di Anna Paratore

Alzi la mano una signora dai 12 ai 90 anni che non abbia sognato, almeno una volta, di poter entrare in uno dei suoi atelier, scegliere un abito e portarselo via. Sì, un abito firmato da lui, Valentino, l’uomo che ha fatto della moda una religione, di un abito il tempio dove santificare il corpo delle donne, dello stile e della classe un marchio inconfondibile, difficilmente eguagliato.

Peccato solo che a poterselo permettere un abito di Valentino sono davvero poche considerando la popolazione mondiale femminile, e anche questo rende le creazioni del grande stilista oggetti del desiderio forse più di un gioiello importante. Il sogno di chiunque voglia sentirsi almeno per una sera principessa. Anzi, no, nel caso di Valentino, proprio regina.  E se possibile, di più.
Valentino Clemente Ludovico Garavani, meglio noto come Valentino, nasce a Voghera, classe 1932, e fin da che può lui stesso ricordare è sempre attratto dal mondo della moda, tanto che appena in età frequenta una Scuola di figurino a Milano, studia francese alla Berlitz School e viaggia, trasferendosi soprattutto a Parigi per lunghi periodi, e studiando anche all’École de La Chambre Syndicale de la Couture, ma non disdegnando nemmeno le lezioni di danza dal maestro Violimin e da Vera Krilova.
Siamo negli anni ’50. Valentino non ha ancora trent’anni, e Parigi è davvero il centro mondiale della moda  e dell’haute couture, la città del “bello”. Lui vi si immerge letteralmente, ed talmente quello il suo mondo che la carriera gli si apre davanti senza che debba troppo sgomitare. Comincia entrando come collaboratore per la casa di moda di Jean Dessès e nell’atelier di Guy Laroche. Ma è solo una parentesi. In tanti, infatti, hanno già ben compreso il suo talento, e nel 1957, quando Valentino ha solo 25 anni, fonda con alcuni soci una sua casa di moda. A supportarlo finanziariamente anche suo padre, che ha ben compreso il genio del figlio, e lo appoggia in pieno.  Valentino, però, come tutti i geni, è anche sregolatezza. Lui crea, e basta. Si ispira. Va a Barcellona, assiste a una corrida, e inventa una tonalità di rosso che diventerà famosa nel mondo, appunto il “rosso Valentino”. Un uomo così non può certo occuparsi di gestione, di conti economici, di costi e partite doppie. La società andrebbe presto in bancarotta su queste basi, se non arrivasse ad occuparsene Giancarlo Giammetti, all’epoca studente di architettura, ma mente imprenditoriale di primo ordine, che segue da quel momento in poi tutta la parte organizzativa e finanziaria dell’impresa, rendendola produttiva in poco tempo.

Così, nel 1959, dopo che Valentino ha aperto il suo primo atelier a Roma, in Via dei Condotti, la strada dei marchi importanti, ecco arrivare Giammetti a seguire lo sviluppo del marchio. Garavani e Giammetti diventano così, a tutti gli effetti, una coppia indissolubile, di travolgente successo. La prima avvisaglia di quel che sarà arriva nel 1962 con la prima sfilata al Pitti Moda di Firenze.  Le sue clienti aumentano a dismisura, e tra esse si cominciano a vedere donne importanti, e che fanno tendenza, come ad esempio l’attrice francese Michel Morgan,  Françoise Arnoul, Marie Hèléne Arnault, Brigitte Bardot, Jane Fonda e la l’indossatrice e presto attrice Bettina. In breve Valentino diventa uno dei più apprezzati e popolari couturiers del mondo. E i suoi modelli si trasformano in quegli oggetti del desiderio di cui parlavamo sopra. 
Nel 1967 la casa di moda Valentino riceve a Dallas il premio Neiman Marcus, praticamente l’Oscar della moda. In America scoppia la Valentino mania, e il maestro viene chiamato a disegnare le divise delle assistenti di volo TWA. A coronamento degli anni ’60, mentre Valentino lancia la sua linea uomo, e la V diventa il suo marchio più riconoscibile, disegna l’abito da sposa per le nozze tra Jacqueline Bouvier con Aristotele Onassis. Del resto, con Jacqueline Valentino è proprio un amico, e non è raro vedere i due insieme passeggiare per le viuzze di Capri o di Positano.
Gli anni ’70 sono per Valentino solo una ennesima consacrazione. Ormai vanta boutique in tutte le maggiori città del mondo. Veste le donne più eleganti, ricche e famose. Le attrici più imitate. E le top model più richieste sono pronte a tutto pur di poter sfilare con i suoi abiti. Nel 1971, Andy Warhol lo immortala in un ritratto. Nel 1985 riceve dal Presidente della Repubblica la decorazione di Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito, nel 1986 il titolo di Cavaliere di Gran Croce, nel 1996 è nominato Cavaliere del Lavoro; nel luglio 2006 gli sarà conferita la Legion d'Onore, la più alta onorificenza della Repubblica francese. 
Nella vita di Valentino Garavani e del suo socio Giancarlo Giammetti non manca anche un grande impegno sociale.  Nel 1990 i due danno vita all’Associazione L.I.F.E. che raccoglie fondi contro l’AIDS, aiuta i malati e diffonde informazioni. Alla fine, dopo oltre 40 anni di lavoro, Valentino decide di cedere l’ azienda che fa gola praticamente a tutti, e il marchio viene venduto nel 1998 alla casa tedesca HDP, per poi essere rilevato nel 2002 dal Gruppo Marzotto. Valentino continua per un po’ a curarne la parte creativa, fino al 4 settembre del 2007, quando decide di dire per sempre addio alla moda dopo 45 anni di lavoro ininterrotto e di impegno completo. Da quel momento, Valentino si è ritirato a vita privata, e vive tra il Castello di Wideville a Davron, a Crespières, non lontano da Parigi, una residenza del ‘500 con 120 ettari di parco, e la sua villa sull’Appia Antica a Roma. Valentino vanta anche dimore a Londra, nell’ottocentesco palazzo di Holland Park in cui è conservata la sua collezione d’arte tra cui cinque quadri di Pablo Picasso, l’attico newyorkese di Park Avenue e lo Chalet Gifferhorn, a Gstaad, dove lo stilista ama recarsi per le vacanze invernali. 
Nella sua vita privata, Valentino è stato legato al suo socio Giancarlo Giammetti per oltre 12 anni. In seguito i due sono rimasti amici e soci. L’attuale fidanzato sarebbe secondo indiscrezioni l’ex modello americano Bruce Hoeksema.  Altra grande passione nella vita dello stilista sono i cani. Attualmente possiede tre carlini che viaggiano sempre con lui: Margot, Maude e Maggie. Dal marzo 2016 si è aggiunta Moon. Altri tre sono morti: Milton, Monthy e la loro madre Molly.

autore / intelligo
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