Che fine ha fatto la valletta del Musichiere Marilù Tolo?

23 agosto 2016 ore 10:43, intelligo
di Anna Paratore 

Pensate che le veline di Striscia la notizia siano state un’invenzione di Enrico Ricci? Ebbene, vi sbagliate. Molti, molti anni orsono, agli albori della RAI, quando a trasmettere c’era solo un unico canale, imperversava ogni sabato sera una trasmissione poi divenuta un cult, Il Musichiere, condotta dall’amatissimo Mario Riva – antesignano di tutti i grandi conduttori televisivi - . Il Muschiere, all’epoca, faceva il tutto esaurito di audience e, all’interno del programma, aveva due cosiddette vallette, anche loro impegnate in qualche mossettina, poche parole, tanti sorrisi. E quel ruolo - non vi sembrerà incredibile - era ambitissimo, proprio come per le veline di Striscia. Infatti, al di là dell’ottima reputazione, creava fama e dava di solito il via a belle carriere. 
Tra le più famose vallette de Il Musichiere, vi parliamo stasera di una che impressionò tutti gli italiani per la sua notevole bellezza. La ragazza si chiamava Maria Lucia Tolo, era romana, classe 1944, nome d’arte Marilù Tolo. Per arrivare ad essere valletta a Il Musichiere aveva sbaragliato una agguerritissima concorrenza e, se non ci credete, leggete cosa scriveva un seguito rotocalco dell’epoca, la Settimana Incom Illustrata: «Troppe candidate al posto di vallette… Alla direzione della tivù giungono ogni giorno decine di domande da parte di ragazze che credono di possedere tutti i requisiti per divenire idoli del pubblico televisivo. La maggior parte di esse non aspira a ruoli drammatici, a parti di attrice, ma semplicemente al posto di “valletta” del “Musichiere”. Sembra che questo incarico ecciti più di ogni altro i sogni di gloria delle minorenni italiane. In fondo non hanno tutti i torti. Si dice che
Che fine ha fatto la valletta del Musichiere Marilù Tolo?
Brunella Tocci e Marilù Tolo, le due vallette in carica, guadagnino molte centinaia di migliaia di lire al mese, non con i cachets della tivù, naturalmente, ma con il lavoro che è diretta conseguenza della loro popolarità del sabato sera. Tuttavia, si mettano il cuore in pace, le vecchie e nuove aspiranti: “Il Musichiere” chiuderà i battenti alla fine di aprile, e le vallette non saranno sostituite. È stato lo stesso Pugliese, direttore generale della Rai, a prendere questa decisione. Molte candidate si erano fatte raccomandare da personaggi così autorevoli, che una loro eventuale bocciatura avrebbe provocato un vespaio».

Dunque Marilù, a soli 16 anni – perché l’articolo in questione è del 1960 – aveva sbaragliato tanta concorrenza e si era guadagnata un posticino di tutto riguardo nella TV italiana. Quando  Il Musichiere finì, infatti, la ragazza non tornò nell’ombra di un mestiere qualsiasi. Era alta, longilinea, aveva pelle ambrata e un incredibile paio di occhi grigi su un volto dai lineamenti aristocratici incorniciato da folti capelli neri. Poteva tornarsene nell’anonimato? Assolutamente, no. Nello stesso anno in cui Il Musichiere chiude i battenti, Marilù interpreta la sua prima pellicola, Urlatori alla sbarra, un musicarello di Lucio Fulci, con Adriano Celentano, Mina, Joe Sentieri e un giovanissimo Lino Banfi. Non si tratta di un capolavoro, ma è un inizio. Segue di lì a poco I dolci inganni, per la regia di Lattuada, con Catherine Spaak nella parte principale, e Marilù in una particina secondaria. Il film avrebbe avuto grande successo di pubblico e in parte anche di critica se Lattuada non fosse stato poi costretto a rimaneggiarlo profondamente dopo essere stato accusato di cavalcare l’onda del successo di Lolita, film tratto dall’omonima opera di Nabokov. 
Negli anni che seguono, la bella Marilù si specializza in film di genere peplum (cinque titoli nel solo 1964), spaghetti western, film dell'orrore e di spionaggio, commedie all'italiana e commedie erotiche. La Tolo sfila anche come indossatrice e forse proprio in questa occupazione, Marilù si trova alle prese con qualcosa che proprio non si sarebbe potuta aspettare: il grande couturieur Valentino Garavani si innamora perdutamente di lei e, come si conviene, la chiede in moglie.  Racconta lui stesso: “Alle mie indossatrici più belle spesso dicevo: farei un figlio con te, anche con te, e con te! Beh, un grande amore l'ho avuto. L'attrice Marilù Tolo. Ero molto innamorato di lei: era veramente bellissima, bruna, con questi occhi incredibili. Lei aveva solo 17 anni, e io 27. Le ho anche regalato un anello, che ebbi indietro. Sono rimasto molto male. Ora vive fra il Messico e Los Angeles, si è sposata benissimo, con un uomo adorabile, molto, molto, molto ricco. Ogni tanto la sento ancora. Ci facciamo gli auguri a Natale". 
Non male per Marilù essere stata l’unica donna di cui lo stilista Valentino si sia innamorato. Beh, qualcuno potrebbe anche aggiungere che se è per questo è anche stata l’unica attrice italiana a poter vantare una partecipazione come "guest star" nella serie cult Charlie's Angels nell'episodio Angeli in defaillance, ma il paragone tra i due eventi, diciamoci la verità, regge poco. 

Comunque, quello che lo stilista Valentino ha raccontato, è vero. Dopo una serie imprecisata di film di non troppo valore, e alcune partecipazioni a pellicole di tutto rispetto, come Giulietta degli spiriti di Federico Fellini, Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica e Sogni e bisogni di Sergio Citti, la Tolo posa anche nuda per Playboy. Dopo di che, dirada sempre più le sue apparizioni e si allontana dal mondo dello spettacolo, preferendo ad esso la sua vita privata che, per la verità è stata abbastanza movimentata. Prima una relazione lunga e turbolenta con il regista Dario Argento, poi con il produttore cinematografico Robert Velin e poi niente meno che con Alfonso di Borbone. La loro storia d’amore, sembra molto intensa, si interruppe quando lui dopo un gravissimo incidente d’auto in cui morì suo figlio Francisco, 11enne,  e rimase lui stesso ferito gravemente, l’abbandonò per motivi dinastici.  Per superare la solitudine, la Tolo decise si sposare no degli uomini più ricchi del mondo, l’imprenditore messicano Atzcarraga, con il quale vive tutt’ora. (Fonte LaRepubblica.it)

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