D'Alema prepara il rogo dove brucerà Renzi

23 aprile 2013 ore 11:37, Domenico Naso
D'Alema prepara il rogo dove brucerà Renzi
Il trappolone si è innescato, e Renzi rischia di caderci in pieno. L’idea di portare a Palazzo Chigi il sindaco di Firenze senza passare dalle urne e in una fase difficile e delicata come quella che stiamo vivendo, potrebbe bruciare le sue ambizioni di leadership. Non è un caso che a lanciare la proposta sia stato Matteo Orfini, il più dalemiano dei dalemiani, clone riuscitissimo del Baffino nazionale. C’è chi parla di patto di non belligeranza tra vecchi nemici e di progetto comune per cambiare il Pd, ma quello che si percepisce dall’esterno è molto diverso.
Massimo D’Alema, che a sentire i retroscenisti è l’indiziato numero uno dell’impallinamento di Romano Prodi nella corsa al Quirinale, potrebbe far compiere al suo giovane (e ambizioso) avversario l’errore che lui stesso ha compiuto. Quando nel 1998 Prodi cadde sotto i colpi di Bertinotti e dell’oltranzismo comunista di Rifondazione, Baffino aveva ordito un piano articolato e mefistofelico con Francesco Cossiga e Franco Marini per arrivare a Palazzo Chigi senza legittimazione delle urne. Il mini-ribaltone dalemiano aveva avuto vita breve e alla prima prova (disastrosa) elettorale, D’Alema era stato costretto a passare la mano a Giuliano Amato. Oggi il rischio è che l’ambizione renziana bruci le tappe e non permetta di attendere pazientemente il proprio turno. Renzi potrebbe aspettare tranquillamente il congresso del Partito democratico ed espugnare il Nazareno in questo momento di spaesamento e confusione generale, per poi andare alle urne tra un anno o due e proporsi come leader incontrastato della coalizione di centrosinistra. Accettare l’offerta di diventare presidente del Consiglio di un governo del Colle, con montiani, berlusconiani e leghisti a bordo, è un rischio che Renzi forse non può permettersi. Certo è che si tratterebbe di una scelta a perdere, e quindi da leader vero, che si assume responsabilità pesanti. Ma dopo due anni di bastoni tra le ruote piazzati sapientemente dal Pd bersaniano, il sindaco di Firenze potrebbe anche rispondere picche alla chiamata di responsabilità e lasciare i suoi antichi avversari a gestire da soli la patata bollente. Nei palazzi della politica la voce è sempre più insistente e non sembra più soltanto una boutade per gettare fumo negli occhi. Il pallino è in mano a Renzi, che dovrà sciogliere la riserva in poche ore. Ma l’ultima parola, nel primo giorno della nuova era dell’Italia presidenziale, spetta a una sola persona: Re Giorgio Napolitano.
autore / Domenico Naso
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