Il ritorno di Debora Serracchiani, la Giovanna d'Arco tiepida

23 aprile 2013 ore 12:03, Domenico Naso
Il ritorno di Debora Serracchiani, la Giovanna d'Arco tiepida
Strana, la storia di Debora Serracchiani. Oggi tutta la sinistra italiana la porta in trionfo dopo la vittoria per nulla scontata alle regionali del Friuli Venezia Giulia e lei, ospite di Corrado Formigli a PiazzaPulita, ieri sera ha sparato a zero sulla dirigenza del Partito democratico, accusandola di ogni male e di errori madornali che hanno provocato il disastro attuale. Non ha torto, beninteso, ma il ritrovato vigore della neogovernatrice friuliana fa un po’ a cazzotti con gli ultimi quattro anni di attività politica.
Il 21 marzo 2009, parlando all’ennesima riunione-psicodramma del Pd, aveva duramente criticato la linea del partito, prendendosela soprattutto con il malcapitato Dario Franceschini, che da pochissimo aveva preso il posto del dimissionario Veltroni. I media italiani, si sa, hanno sempre bisogno del fenomeno del momento, del personaggio-copertina da spremere come un limone con ospitate e interviste. È successo anche alla Serracchiani dell’epoca, ubriacata dalla fama e lanciata nell’iperspazio politico con una candidatura innocua alle elezioni europee di quell’anno. Un trionfo: quasi 145mila preferenze e l’arrivo a Strasburgo in pompa magna. Poi, però, la Giovanna d’Arco romano-friulana si è adagiata sugli allori. Ha perso mordente e appeal. Si è allontanata progressivamente dal rottamatore Matteo Renzi e si è appiattita fin troppo al nuovo corso bersaniano. Spesso ospite in tv, Debora Serracchiani sembrava un ex talento in esilio volontario, che si era accontentato e adeguato. In fondo andava bene così, era già grasso che colava. Ora, con il Pd in crisi nera e tutto di nuovo in movimento, torna a ruggire e lo fa bene, come al solito. Perché il ruolo della rottamatrice lo interpreta bene. E infatti è rinato il sodalizio con Renzi, nei giorni dello scontro quirinalizio ha diffuso il suo malcontento per le scelte del partito endorsando Rodotà. E oggi, forte di una vittoria insperata alle regionali del Friuli Venezia Giulia, può permettersi di rialzare la cresta. Con quale credibilità, però?
autore / Domenico Naso
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