Sandro Gozi (Pd): «Basta nuovismo, voglio un partito stile Debora»

23 aprile 2013 ore 15:23, Marta Moriconi
Sandro Gozi (Pd): «Basta nuovismo, voglio un partito stile Debora»
«Contro il partito un triplice killeraggio: contro Bersani, contro Prodi, contro noi stessi». E’ Sandro Gozi, deputato Pd, a denunciare i troppi “criminali politici” responsabili del caos di questi giorni. E su Matteo Renzi è chiaro: «E’ una grande risorsa che in questo momento si assumerebbe un grandissimo rischio e un’enorme responsabilità». E poco prima di partecipare alla Direzione del Pd traccia per IntelligoNews l’identikit del nuovo Pd: «Un Pd stile Debora Serracchiani», che tra l’altro «non è stata eletta attraverso le primarie, che vanno riviste». Onorevole, lei ha dichiarato che chi ha votato contro Prodi «è un criminale politico». Conferma? «Assolutamente sì. Confermo. Perché è stato fatto un triplice killeraggio: uno contro il segretario Pierluigi Bersani; uno contro una personalità come quella di Romano Prodi che non si era candidata, ma che è stata tirata in ballo in questa vicenda, quando, tra l’altro, era in Mali a negoziare per l’Onu in una situazione difficile; e ultimo, ma primo danneggiato è stato infine il Pd. In sintesi, abbiamo votato all’unanimità un nome che poi si è perso per strada i voti. Questo significa voler uccidere il Pd». Matteo Renzi premier subito o deve aspettare il voto? «Lo deve decidere lui, ma siamo in una brutta situazione. Ieri Napolitano ci ha detto che il governo si farà e con un’agenda, che è poi il lavoro dei saggi. Le forze politiche oggi sono talmente indebolite da non aver alcun margine di manovra. Devono capirlo. Matteo Renzi è una grande risorsa che si assumerebbe, in questa fase, un grandissimo rischio e un’enorme responsabilità, tra l’altro sarebbe a capo di un governo sostenuto da Pdl e Scelta Civica. Tutte riflessioni che poi faremo. Quello che serve è un esecutivo che faccia il massimo dell’agenda di Napolitano nel minimo tempo possibile. Sono contrario ad altre soluzioni. E’ evidente, comunque, che mi atterrò a quello che deciderà la maggioranza della direzione nazionale». Enrico Letta traghettatore: come lo vede? «Non è una questione di nome, comunque ha la competenza giusta per farlo. E’ stato tre volte ministro e ha avuto esperienze governative importanti. Chiunque sia, dovrà guardare alle urgenze che si sono delineate a livello sociale ed economico (la cassa integrazione degli esodati tanto per dirne una). Nel frattempo a noi tocca ricostruire un nuovo Pd. Sarei contrario ad un governo che duri due anni. Le forze politiche devono accordarsi sui punti fondamentali e poi tornare alla normalità». Identikit nuovo Pd. Quale partito dovrà uscire dal congresso? «Un Pd stile Debora Serracchiani. Che con il candidato giusto, le scelte giuste, senza puntare sul nuovismo per forza, torni a vincere e a collegarsi con il Paese. Vorrei un Pd che valorizzi merito e competenza e che sappia usare le primarie nel modo giusto. Insomma ci vuole un sano mix tra la necessità di una consultazione ampia e la valorizzazione del merito e del bisogno. Ci sono competenze infatti, a partire dai circoli fino al Parlamento, a cui dare spazio. Si torni ad un’idea di partito, dicevo, che promuova il merito, però, anche nella società oltre che in politica, nell’impresa e nell’amministrazione. Questo nuovo Pd, con una classe dirigente rinnovata, competente e che ha consenso, dovrà proporre questa nuova alleanza tra merito e bisogno». Il nuovo leader sarà scelto attraverso le primarie? Questo strumento è ancora valido? Dalle sue parole sembrerebbe di no… «Alla fine del Congresso ci sarà sicuramente un momento legato alle primarie, ma credo che tale strumento si sia rivelato giusto per scegliere i candidati che ricopriranno cariche monocratiche. Ma ottimi candidati sono stati scelti anche senza le primarie: Debora Serracchiani per esempio. Le primarie così come le abbiamo fatte non vanno bene. Troppo in fretta e furia». I giovani turchi spingono per Renzi premier. C’è lo zampino di D’Alema? «Non lo so e preferisco non esprimermi. Se vogliono Renzi premier, nel senso di una nuova classe dirigente che si faccia carico di mettere al centro il bene del Paese, anziché imitare quelli che hanno fallito, facendo gruppi, gruppetti, correnti e correntine, allora la proposta di Orfini è giusta. Una volta costruito il nuovo Pd poi, potremo anche dividerci tra di noi». Di Fabrizio Barca che ne pensa? «Persona competente, grande professionista, ma il documento parla poco alla gente ed è scritto in maniera poco comprensibile. Però se una persona come lui vuole impegnarsi nel Pd, per me è una buona notizia».
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