Quote Bankitalia: i giochi di prestigio di Saccomanni, Patuelli e Renzi. Ecco perché non se ne parla più

23 aprile 2014, intelligo
di Gianfranco Librandi
Quote Bankitalia: i giochi di prestigio di Saccomanni, Patuelli e Renzi. Ecco perché non se ne parla più
Qual è l’argomento di cui non si parla più? La rivalutazione delle quote Bankitalia. Dove si concentra l’attenzione riguardo all’argomento quote Bankitalia? Sulla tassazione agevolata (12% concessa dal governo Letta) sovvertita da Renzi nel nome del popolo italiano a 26%. Questi sono i fatti? Bene! Allora è qui che dobbiamo cercare il trucco. La Democrazia è lo strumento migliore per esercitare d’imperio sul popolo. Il nuovo che avanza è già entrato nel guado della migliore tradizione dove regna tutto e il contrario di tutto, e dove parlare di un argomento significa che si sta operando su un altro fronte. Le liti sono solo un diversivo per spostare l’attenzione e se poi capita anche la manna di una doppia canonizzazione, a catturare sguardi altrimenti scomodi, il gioco è fatto e tutto torna al suo moderato disordine. Nel 2005 il Governo presieduto da Berlusconi approvò la legge 262/2005 che ordinava la nazionalizzazione di Bankitalia facendo rientrare il 100% del capitale diviso in quote nelle mani di privati nelle casse dello Stato ristabilendo il totale controllo della banca centrale da parte dello Stato e soprattutto la proprietà della riserva aurea di palazzo Koch (la terza riserva aurea al mondo). L’operazione così impostata dall’esecutivo dell’epoca costava appena 156mila euro (questo era il valore delle quote Bankitalia stabilito nel 1936 prima della rivalutazione degli ultimi giorni).
Quote Bankitalia: i giochi di prestigio di Saccomanni, Patuelli e Renzi. Ecco perché non se ne parla più
Quote Bankitalia: i giochi di prestigio di Saccomanni, Patuelli e Renzi. Ecco perché non se ne parla più
La legge 262/2005 non è mai stata resa operativa, con buona pace dei maggiori cartelli finanziari operanti in Italia (leggere Unicredit – Intesa Sanpaolo – Generali …) che sin dall’origine storsero la bocca allo sgarbo perpetrato da Berlusconi. Di fatto, tanto servì ad aprire il libro soci di Bankitalia, fino al 2005 introvabile, scoprendo una compagnia di “attori professionisti” e vedremo dopo perché “attori”. Poco prima della rivalutazione delle quote Bankitalia il presidente dell’ABI Patuelli decise di chiedere l'insabbiamento definitivo della mai operativa legge 262/2005. Saccomanni non se lo è fatto ripetere due volte e da buon ex di Bankitalia, sapendo come domare la bestia, ha immediatamente badato a ristabilire il potere precostituito scippando definitivamente agli italiani la proprietà della Banca d'Italia (con tutto il cucuzzaro). Dunque si mette in opera la ricostituzione dell’assetto azionario di Bankitalia che essendo di fatto banca di Stato non si poteva fare di meglio che trasformarla in una “public company” senza nulla di pubblico. Gli operatori del mercato finanziario possono detenere max il 5% delle quote Bankitalia. Nessuno però ha rilevato che quando si nomina “operatori del mercato finanziario” si dicono operatori del mercato finanziario anche cinesi, tedeschi, americani… Saccomanni, contestualmente al gioco di prestigio di far scomparire dalle mani del popolo italiano la loro banca (con annessi e connessi) nominò una commissione di saggi per operare la rivalutazione delle quote che erano ferme a quotazioni del tutto irrisorie risalenti al 1936. Nessuno ha mai detto che i Saggi nominati per questo compito non hanno mai parlato dell’argomento neanche un minuto, è quanto ci dice la professoressa Veneziani di Roma 3. Ha proceduto lei stessa alla perizia delle quote, e che tale perizia a rifiuto unanime dei componenti non è mai stata sottoscritta dai famosi Saggi. Lo scopo di questo documento, all’interno del quale campeggia la rivalutazione delle quote Bankitalia, non è tanto la rivalutazione stessa, ma la certificazione della cessione delle quote a soggetti privati, così com’era stato ordinato di fare a Letta. Da qui la rivalutazione delle quote nei bilanci delle banche che figura come se noi decidessimo da un giorno a un altro che la casa di proprietà vale 100 volte di più in barba ad ogni logica di mercato, e lo Stato avallasse questa follia allo scopo di incassare più IMU. Letta e Saccomanni si piegano fino a spezzarsi concedendo addirittura una tassazione agevolata del tutto ingiustificata. Essendo una rendita finanziaria doveva essere tassata al 20%, e non al 12% come fosse una rendita industriale. Doveva esserci il guadagno di un servigio nell’agio concesso! Renzi, da populista vero, porta addirittura a 26% la tassazione, con talmente tanta disinvoltura che fa aprire scenari sconfinati sull’interpretazione vera di tutta l’operazione. Prima di tutto, si conferma che è stato commesso un abuso espropriando patrimonio al popolo italiano a vantaggio di privati; quindi non esiste nessuno scandalo che possa giustificare un ricorso delle banche per incostituzionalità dell’aumento della tassazione. Il polverone che sta per alzarsi per il tozzo di pane secco, servirà a coprire lo scandalo più grande della storia, e cioè che le banche italiane (gli attori di cui sopra) sono i prestanome per conto di non si sa bene ancora chi, titolari di quote da cedere (un mercato non esiste ancora). Nessuno dice chiaramente che sotto quelle quote c’è la titolarità del possesso delle “nostre” riserve auree (80 miliardi di oro) che evidentemente non sono computate nella rivalutazione delle quote. Che sia il modo di togliere ogni tentazione di uscita dall’Euro da parte di chiunque possa succedere alla guida del Belpaese? Perché il pericolo c’è, e le minacce di chi è a favore dell’euro nel descrivere scenari apocalittici non menzionano che 80 miliardi di oro sono un’ottima garanzia per garantirsi rifornimenti senza essere strangolati da lobby usuraie! Approfondiamo.
autore / intelligo
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