Gabriele Adinolfi: "Macché segreto di Stato, la verità sulle stragi c'è e guarda a sinistra"

23 aprile 2014 ore 13:49, Adriano Scianca
Gabriele Adinolfi: 'Macché segreto di Stato, la verità sulle stragi c'è e guarda a sinistra'
Cofondatore di Terza Posizione, destinatario di un mandato di cattura dopo la strage di Bologna (con cui, alla fine verrà chiarito, non ebbe nulla a che fare), latitante per anni a Parigi, Gabriele Adinolfi la stagione delle bombe l'ha vissuta suo algrado da un punto di osservazione particolare. Anche a partire dalla propria esperienza personale, oggi Adinolfi si è impegnato a far luce su quella stagione, non ultimo con un libro su Piazza della Loggia dall'eloquente titolo Quella strage fascista. Così è se vi pare. E a Intelligonews dichiara: "Ma quale segreto di Stato, la verità sulle stragi è nelle carte, solo che ci impediscono di leggerla". Adinolfi, come giudica la mossa di Renzi? «È una cialtroneria». Perché? «Per il semplice fatto che sulle stragi il segreto di Stato non ci sono mai stati. Del resto sarebbe un controsenso». Di che tipo? «Se lo Stato mettesse il segreto di Stato sulle indagini per le stragi, questo vorrebbe dire che lo Stato ha commesso quelle stragi e lo ammette pure». Beh, la tesi della “strage di Stato” è piuttosto antica, lei non ci crede? «No, lo Stato non ha mai commesso stragi. Le ha subite, semmai. E poi ha depistato per l'impossibilità di poter rivelare la verità». Già, la verità. Se non è il segreto di Stato che impedisce di accedere alla verità, allora cos'è? «La verità è agli atti. C'è però un ordine che impedisce di arrivare alla verità, altro che segreto di Stato. Fra noi e la verità c'è un commissariamento psicologico, non un atto ufficiale. Ma la verità è nelle indagini, nei processi, nei pochi libri seri scritti sull'argomento. Ci sono tantissimi dati, moltissime prove mai prese in considerazione, testimonianze scartate, personaggi sospetti certamente presenti sui luoghi degli eccidi etc. La verità, per chi la vuole vedere, è lì. La famosa nebulosa, semplicemente, non esiste. La verità è pienamente attingibile». E ci dice che...? «E ci dice che per far luce sullo stragismo dobbiamo guardare dalla parte opposta rispetto a dove si è guardato fino ad ora, cioè a centrali di centrosinistra legate anche al vecchio partito comunista». Alla luce di questa visione dei fatti, come dobbiamo interpretare la mossa di Renzi? «Ci sono tre possibilità. La prima: Renzi sta minacciando le componenti ex comuniste del Pd per una resa dei conti interna, minacciando di svelare i collegamenti di cui dicevo. È l'ipotesi più interessante ma, purtroppo, la meno probabile». La seconda? «All'opposto: con questa mossa Renzi sta dicendo che in nome di una certa “pacificazione nazionale” di fatto distruggerà le prove, facendo quindi l'esatto opposto di quello che ha detto. Purtroppo, visti i suoi legami con il vecchio mestatore Michael Ledeen, già attivo negli anni '70, temo che questa ipotesi sia ben più concreta». Rimane una terza ipotesi... «La più probabile: semplicemente Renzi non sa di cosa parla, voleva uno spot elettorale e basta, ma non ha consapevolezza della realtà dei fatti». Prima ha citato pochi studiosi seri che hanno fatto luce sulle stragi. A chi si riferiva? «A molti avvocati. A molti giudici. Ma anche a diversi saggisti. Penso a Fasanella, Priore, De Prospo...». Negli anni '70 lei fu chiamato in causa in varie inchieste circa la strage di Bologna, uscendone sempre pulito, peraltro. La strategia del depistaggio, vista da chi ci ha avuto a che fare suo malgarado da molto vicino, come appare? «Io sono stato vittima di ben tre tentativi di depistaggio da parte di uomini dei servizi, in alcuni casi legati alla P2, che volevano coprire la verità sulla strage di Bologna incolpando i neofascisti. In almeno un caso c'è anche stata una condanna di queste persone. Come ho visto tutto ciò? Come un tentativo disperato da parte di persone sotto attacco per creare falsi colpevoli, dato che quelli veri erano intoccabili. Ma attenzione: per me gli uomini del Sisde, del Sismi e della P2 non hanno mai commesso stragi in prima persona. Hanno solo lavorato per depistare. Le stragi vengono da fuori, da equilibri internazionali ben precisi. Ai servizi è toccato solo il compito di deviare le indagini così come una certa parte della magistratura ha in qualche modo lavorato per imporre false rappresentazioni della realtà».    
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