Il valzer dei dati Istat ma Confindustria crede alla ripresa

23 aprile 2015, Luca Lippi
Il valzer dei dati Istat ma Confindustria crede alla ripresa
Riprende la danza delle stime sui dati ISTAT.

La CONFINDUSTRIA fa una previsione sul primo trimestre 2015 (siamo abbondantemente nel secondo), stima un Pil in crescita dello 0,2% nel primo trimestre 2015, primo rialzo dopo 14 trimestri consecutivi senza crescita, un bel +0,1% rispetto a quanto dichiarato solo martedì scorso dall’ISTAT.

Dobbiamo comunque aspettare il 13 maggio per avere la lettura ufficiale del PIL che si riferisce al primo trimestre.
Per l'intero 2015 Confindustria vede il Pil dell'Italia salire dello 0,5% per poi accelerare a +1,1% nel 2016. Il Centro Studi di Confindustria rimarca come da dicembre la media delle previsioni sull’Italia è salita di 0,3 punti per quest’anno (a +0,7%) e di 0,4 per il 2016 (a +1,4%).

Sempre il Centro Studi di Confindustria si avventura anche sulla previsione di un’accelerazione del mercato del lavoro. Nei primi due mesi dell’anno il numero di persone occupate in Italia è rimasto sostanzialmente stabile sui livelli dell’ultimo quarto 2014, quando già era rimasto fermo. “Si tratta di un arresto temporaneo dopo la progressiva risalita tra settembre 2013 e settembre 2014 (+232mila unità). Nei prossimi mesi le assunzioni a tempo indeterminato saranno sostenute da sgravi contributivi e nuove norme sul contratto a tutele crescenti”.

L’indicatore dei Consumi Confcommercio segnala un aumento dello 0,1% nei primi 2 mesi del 2015 e le immatricolazioni di auto del 7,4% nel 1° trimestre, rispetto al 4° 2014 (dimentica che per le immatricolazioni è naturale concentrare acquisti “in comodissime rate” nel primo trimestre di qualsiasi nuovo anno).

Tuttavia, nessuno vuole affrontare la realtà riassunta in pochi significativi numeri: 

Il 53% di tutti i titoli di Stato globali ha un rendimento pari o inferiore all’1%. 5.300 miliardi dollari di tutti i titoli di stato globali hanno attualmente rendimenti negativi, di cui il 60% sono europei. Le attività delle banche centrali ora superano 22.000 miliardi dollari, una cifra equivalente al PIL di USA & Giappone.

L’Euribor è negativo e mentre gli indebitati e gli indebitabili festeggiano, ignorano “gioiosamente” che questa dinamica è effetto e fallimento del QE globale oltre il rischio di impossibilità di prosecuzione di quello europeo per assenza di titoli. 

Confindustria sarà consapevole di librarsi dentro una bolla speculativa di dimensioni epiche? Da un momento all’altro potrebbero esplodere le camere d’aria, e siamo senza riforme per controllare la sbandata. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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