Migranti, Cardini: "“Fare i conti con le multinazionali in Africa. Tripoli è appoggiata dalla Turchia”

23 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Migranti, Cardini: '“Fare i conti con le multinazionali in Africa. Tripoli è appoggiata dalla Turchia”
“Affondare i barconi è un’idiozia e chi propone il blocco navale è un imbecille”. Franco Cardini, storico ed esperto di Medio-Oriente, con Intelligonwes fa il punto a poche ore dal vertice straordinario europeo sull’emergenza migranti, mettendo davanti la priorità assoluta: “Salvare queste persone”.  Non nasconde il rischio terrorismo e malattie ma...

Affondare i barconi sì o no?

«No».

Perché?

«Perché è conto quelle norme di umanità e solidarietà che ci siamo scelti come cultura di civiltà. Per quelli che di noi sono cristiani, ebrei, musulmani sanno che una cosa del genere non si può fare; per gli altri esiste il diritto positivo, il diritto naturale, esiste anche la legittima difesa. Questo è un momento difficile e pericoloso e quello che oggi vorremmo fare agli altri, magari gli altri un giorno lo vorrebbero fare a noi. Vorrei sommessamente aggiungere siccome siamo alla vigilia del 25 aprile e del settantesimo della Liberazione e tutti sono contenti, che se qualcuno vuole affondare i barconi, allora sia coerenti e dichiari con coraggio che a questo punto la seconda guerra mondiale sarebbe stato meglio l’avesse vinta la Germania che su questo tema aveva idee chiare. Altrimenti bisogna chiedersi cosa abbia vinto la guerra a fare…».

Sui barconi però possono nascondersi non solo scafisti ma anche terroristi dell’Isis e c’è chi avverte anche sul rischio malattie. Renzi in un’intervista al Washington Pos ha detto che sulle imbarcazioni non ci sono solo famiglie. E’ concreto questo rischio?

«Lei ha paura delle malattie? Lei ha paura del tumore? Immagino di sì: e allora perché continua a respirare? Certamente c’è questo rischio; d’altra parte è commisurato e connaturato alla situazione in cui stiamo vivendo. Bisogna che gli italiani, gli europei, gli occidentali che per 500 anni hanno vissuto nel crescente benessere fondato sulla forza lavoro e sulle materie prima sottratte al resto del continente, si devono convincere che abbiamo attivato un processo storico di enorme portata di cui adesso stiamo affrontando le conseguenze. La ricreazione è finita. Troppo comodo vivere sulle spalle degli altri e pretendere di essere civilizzatori; ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare».

Secondo lei come dobbiamo ballare?

«Con una tattica precisa e una strategia precisa. La tattica non può non essere impostata fondamentalmente sui valori di accoglienza, umanità, solidarietà. Non siamo solo noi italiani, siamo parte dell’Ue che ci costa moltissimo; siamo un Paese rappresentato all’Onu dove ci sono nazioni ricchissime che da sole potrebbero risolvere il problema; siamo membri – ci piaccia o no – della Nato che ci serve quando bisogna comprarle gli F35 ma poi in situazioni come queste sparisce, con la scusa di essere un’organizzazione militare. E siccome ormai è un’organizzazione politica ben radicata nel Mediterraneo, dovrebbe prendere le misure che potrebbero competerle».

Molti propongono il blocco navale, secondo lei può essere risolutivo o efficace? 

«Se ne parla con grande leggerezza come se fosse una formula magica; il che prova che in Italia non si sa cosa sia il servizio militare. Io ho fatto l’ufficiale dell’Aeronautica mezzo secolo fa e so che i blocchi navali servono in un solo caso, ovvero nel caso in cui si debba fronteggiare un nemico armato e lo si debba respingere con le armi. E anche in quel caso, sono estremamente costosi e difficili, specie con un fronte marino di migliaia di chilometri da pattugliare. Chi parla di blocco navale o è ipocrita oppure è un imbecille e non sa quello che dice»

Tra corridoi umanitari e uno sbarco in Normandia rovesciato come propone Rondolino, lei che valutazione dà?

«Rondolino propone cose che avremmo dovuto fare, nel senso che  con il sistema coloniale noi abbiamo fatto un’enorme infamia della quale occorre prendere atto, ma ormai i vantaggi avuti non si possono restituire e questo fa parte del conto con la storia. Però se avevamo fatto un’infamia con la colonizzazione, ne abbiamo fatta una peggiore con la de-colonizzazione ipocrita e solo formale avvenuta dopo la seconda guerra mondiale; successivamente abbiamo fatto un terzo crimine ancora peggiore che è la ri-colonizzazione privata attraverso lobby e multinazionali».

Sì ma a questo punto cosa si deve fare?

«Credo che si debba tentare e qui si passa dalla tattica che nell’immediato richieste aiuto umanitario, alla strategia: corridoi umanitari e missioni serie di appoggio per aiutare non solo gli africani a non venire da noi, bensì per aiutarli a svilupparsi in loco e qui hanno ragione i leghisti ma dovrebbero elaborare bene il loro programma. Ma c’è da fare i conti con le multinazionali che in Africa hanno interessi e affari»

Il no di Tripoli all’azione militare per distruggere i barconi la convince?

«E’ molto comprensibile. Il governo di Tripoli è appoggiato dalla repubblica turca che in questo momento sta facendo una politgia che si sta rivelando molto sensibile alla linea e agli interessi dei jhiadisti. Questo perché nell’opinione pubblica turca oggi ci sono gruppi di musulmani rigoristi che non fanno del terrorismo ma comprendono i valori e le ragioni di chi invece combatte. Il governo turco, anche se certamente non è filo-terrorista, fa una politica ben attenta a non dispiacere ad ambienti musulmani che nei confronti della galassia terroristica hanno una visione articolata, sfumata, non esente da isole di simpatia. I soli che in questo momento combattono sul serio il Califfo sono i curdi, un po’ di iracheni sciiti e gli iraniani»

Da Bruxelles oggi Renzi cosa porta a casa?

«Nel complesso porta a casa un accrescimento della sua popolarità internazionale. In questo momento Renzi, con molte sfumature, è a livello internazionale l’ultima sponda; l’uomo che può salvare l’Italia oppure no. Certo il gioco delle opposizioni, di destra e di sinistra, di addossare a Renzi tutte le colpe degli ultimi anni, non funziona. Bisogna anche dire che il giovane Renzi del quale non condivido la politica estera e quella sul sociale, in Parlamento quando ha citato il poeta spagnolo che all’amata dice se mi fai del male lo fai anche a te stessa perché siamo parte di un mondo che vive insieme, che si salva o muore insieme, ha dato l’impressione di un grande statista. Lì per lì non lo hanno capito, poi quando hanno capito che si riferiva al fatto che bisogna salvare i migranti, è stato coperto di fischi e gesti di scongiuro molto volgari. Ecco, io non so se Renzi è un geniale politico o un arrivista di provincia, ma in quel preciso istante è sembrato uno statista circondato da un gruppo di pigmei. E questo conferma che i politici e i politicanti sono ridotto a un livello di miseria morale e culturale ben al di sotto dei minimi accettabili»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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