La leggenda di Benino O’ dormiente e la vera storia dei Forconi

23 dicembre 2013 ore 11:52, intelligo
La leggenda di Benino O’ dormiente e la vera storia dei Forconi
di Andrea Marcigliano. Figura immancabile nel Presepe tradizionale è quella di Benino, che a Napoli viene chiamato o’dormiente: il pastorello che, secondo una delle tante leggende apocrife sulla Natività, si perse l’Annuncio degli angeli perché, appunto, dormiva profondamente. Simbolo di tutti coloro che la verità non riescono a vedere perché troppo avvolti nella placida, ed illusoria, comodità dei loro sogni.
Il pigro Benino, questo Natale, sembra aver trovato molti, moltissimi emuli, e non soltanto nei famosi/famigerati Palazzi della Politica, dove il dormire fra quattro guanciali mentre il Paese va alla malora è, purtroppo, abitudine ormai antica e cancrenosa. Infatti tanti “dormienti” hanno dimostrato, in queste ore, anche e soprattutto nelle redazioni dei Grandi Media, a stampa e televisivi. Dove, appunto, ci si riposa, placidi, nella convinzione che la “minaccia dei Forconi” sia paura ormai passata; una tempesta in un bicchier d’acqua, un tornado declassato a brezza di Primavera. Tutto perché la manifestazione di Roma si è rivelata poca cosa: tremila, o poco più, partecipanti, per lo più convenuti nella Capitale da Latina e dintorni, dove la piccola industria e l’agricoltura stanno pagando pesanti pedaggi al perdurare della crisi. E poi un pugno di ragazzi di Casa Pound, un manipolo di camionisti, qualche curioso... un po’ di variopinta umanità, insomma. E di fronte a tanto poco, in tanti hanno tirato un sospiro di sollievo e si sono detti che la buriana era passata, che anche i Forconi, come prima di loro i Grillini e tanti altri ancora, si erano rivelati una Rivolta di Pulcinella, tanto rumore per nulla... e così si è tornati, su giornali e televisioni, ad occuparsi dell’usuale fuffa declinata in tutte le sfumature dell’italico politichese: che cosa ha detto Renzi ieri mattina al caffè, dei suoi valzer con Alfano e Letta sulla legge elettorale – Sindaco d’Italia, maggioritario, proporzionale, porcellum e mattarellum, ed amenità varie – quanti nuovi processi sono stati intentati contro Berlusconi, i commenti di Ghedini, quelli di Brunetta, le articolesse di Scalfari su Repubblica, le inquietudini di Casini, Fini che ha scritto un libro di memorie, le affabulazioni di Grillo, le topiche dei 5 Stelle, il politically correct in salsa italiana, le battute sarcastiche del solito D’Alema... insomma le storie di sempre, quelle che da troppo tempo risuonano in Palazzi e Redazioni sempre più chiuse in se stesse, autoreferenziali. Dormienti. Un lungo, profondo sonno, ben peggiore di quello del povero Benino. Un sonno che sta impedendo di prendere atto di alcune ovvietà. Primo: a Roma sono convenuti solo quattro gatti dalle province limitrofe perché i “Forconi” non sono, al momento, un movimento organizzato, ma una galassia di gruppi, un pulviscolo di corpi separati uniti dalla rivolta e dalla protesta, ma privi di quell’organizzazione che è necessaria per dare vita alle, usuali, manifestazioni oceaniche nelle piazze romane. Non c’è chi affitti autobus e treni, è, soprattutto, chi li paghi, come accade per le manifestazioni dei Sindacati e dei Partiti tradizionali. E poi i “Forconi” sono gente che vive del proprio lavoro: perdere un paio di giornate, e spendere soldi, per fare un po’ di rumore in Piazza del Popolo non appartiene alla loro cultura. Inoltre venire a Roma, per loro, ha ben poco senso: dalla politica “romana” non si aspettano nulla, e nulla hanno da chiedere ai politici e a tutto l’establishment economico che ha portato questo Paese alla deriva. Ci verrebbero in massa solo se decidessero di fare una vera e propria azione di forza. Una Rivoluzione cruenta. Cosa che, però, fortunatamente esula dalla loro natura. Almeno per ora. Questo però non significa che i tanti Benini che allignano nei Palazzi e nelle Redazioni possano continuare i loro placidi sonni. Andate nel Nord Est e vedrete che la rabbia non è più brace sotto la cenere, ma incendio che divampa. E così nella provincia lombarda e in Piemonte, e nella Bassa Emiliana. E più scendete tutto questo liso e scalcinato Stivale, fino in Puglia, fino in Sicilia. Troverete ovunque scene che ricordano le jacquerie, atmosfere da Sanfedisti e Beati Paoli, echi delle Pasque veronesi.....E’ il ventre profondo dell’Italia che rumoreggia. È la spina dorsale di questo Paese – piccoli imprenditori con i loro operai, contadini, artigiani, camionisti... – quella che ha retto la crescita degli ultimi trent’anni, senza aiuti né tutele, mentre la Politica pensava solo ad assistere, vergognosamente gli Agnelli ed i De Benedetti, le palle al piede nostro insomma, esaltate sui Media come esempio (sic!) di Grandi Industriali. Sono le categorie dei veri produttori di ricchezza schiacciati nel torchio come nella vecchia immagine/simbolo dell’Uomo Qualunque, che non ne possono più di tasse folli, sprechi, corruzione e vessazioni. E si alzano e gridano, come il fantasma di Giannini: Non rompeteci i c....! Cosa che fanno benissimo da casa loro, dai crocicchi delle strade provinciali di tutta Italia, senza bisogno di venire, per ora, in massa a Roma. Al massimo, se vengono a Roma, per ora vanno in Piazza San Pietro, ad attendere il messaggio, e la benedizione del Papa ... Ma questo non significa che Benino possa continuare indisturbato il suo colpevole sonno nelle redazioni dei Grandi Media. Anche perché la sveglia rischia di essere dura e sonora.
autore / intelligo
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