Chaouki (Pd): “Letta dovrà rispondere sui 26 milioni per l'isola. Acceleriamo l'iter per la zona franca"

23 dicembre 2013 ore 14:51, Lucia Bigozzi
Chaouki (Pd): “Letta dovrà rispondere sui 26 milioni per l'isola. Acceleriamo l'iter per la zona franca'
“Resterò qui con loro fino a quando il governo non assumerà provvedimenti concreti. Il mio partito è in prima fila”. Khalid Chaouki, parlamentare dem ha trascorso la prima notte nel Centro di Accoglienza di Lampedusa insieme ai 219 profughi che chiedono “di essere liberati”. A Intelligonews racconta cosa succede e al governo chiede “fatti concreti”.
Onorevole Chaouki, quale è la situazione oggi? «C’è grande tensione e frustrazione. Stamani ho parlato a lungo con i sette superstiti del naufragio del 3 ottobre tra i quali una ragazza: sono persone che vivono in uno stato di desolazione; la stragrande maggioranza di loro piange, si dispera perché non riescono a capire il motivo per il quale sono ancora rinchiusi qui. C’è grande attesa per i provvedimenti che il governo deve prendere ». Qual è il clima nel centro dopo le immagini della disinfestazione che hanno fatto il giro del mondo? «Tutti i profughi mi hanno garantito che da parte degli operatori c’è stata massima disponibilità. Ieri notte una giovane dottoressa è intervenuta per aiutare una ragazza in preda ad attacchi di panico. Quello che è avvenuto è grave, vanno accertate le responsabilità, ma credo sia ingiusto cancellare tutto il bene che operatori, volontari e forze dell’ordine stanno facendo». Lei da sabato vive nel Centro esattamente come gli altri immigrati. Che impressione le fa? «Fa impressione il sentimento di grande isolamento. Qui ci sono cancelli chiusi, reti di recinzione molto alte, la presenza dei militari. C’è la percezione di un isolamento totale rispetto al mondo. La paura dei profughi che io stesso ho provato ieri notte, è il rischio di rimanere inascoltati e di non essere vissuti come un problema italiano bensì come una questione marginale». Quali provvedimenti chiede al governo? «La liberazione di queste persone dal Centro di accoglienza, il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie della struttura che per legge non può trattenere chi arriva per più di 96 ore. Serve un Centro adeguato, con assistenza psicologica e gli accertamenti per la possibilità del riconoscimento dello status di rifugiato. Chiediamo poi la revisione di tutti i Centri presenti in Italia e sollecito la mobilitazione di tutti i parlamentari, indipendentemente dall’appartenenza politica, affinchè vadano coi loro occhi a vedere le condizioni dei profughi e chiedere al governo un cambio rapido della Bossi-Fini, come ha fatto Renzi». In questo momento quante persone si trovano nel Centro? Ha incontrato i sette siriani che stanno facendo lo sciopero della fame? «Attualmente ci sono 219 persone, molte delle quali sono qui da ottobre, altre sono arrivate qualche settimana fa: la maggioranza è composta da eritrei, siriani e somali. Ho visto i ragazzi siriani: vogliono essere liberati e portati altrove; sono stanchi di aspettare e di non avere risposte. Ho detto loro di avere pazienza, di tenere duro perché in questa battaglia non sono soli». Lei chiede la chiusura del Cie, ma qual è l’alternativa? «Qui siamo nel Centro di accoglienza: struttura molto importante per assistere le persone che arrivano ed è necessario che ci sia. Per i Cie, cioè i centri per l’identificazione come quello di Ponte Galeria a Roma, chiediamo il superamento perché così come sono, ledono i diritti della persona e sono stati ritenuti inaccettabili dall’Europa dal punto di vista del diritto e della legalità. L’alternativa va ricercata: è giusto che vi siano regole da rispettare; è giusto che chi vuole stare nell’illegalità debba essere riconoscibile per lo Stato ed eventualmente essere anche espulso. Non è un fatto che nego, ma le condizioni di identificazione devono avere al centro la dignità della persona e condizioni di legalità che lo Stato deve garantire». Accanto alle problematiche degli immigrati, ci sono quelle del lampedusani, non meno urgenti. Il direttore di Intelligonews Fabio Torriero ha realizzato un reportage dall’isola per dare voce agli abitanti ed evidenziarne disagi e criticità. Lei è disposto a farsene carico? «Abbiamo una sintonia totale con gli abitanti di Lampedusa. Mi hanno detto che la mia presenza qui è stata accolta con soddisfazione perché riaccende i riflettori della politica e dei media sull’isola. Pochi giorni fa è venuto Renzi e credo si debba tenere in considerazione le necessità di Lampedusa – mobilità con il Continente, assistenza sanitaria, diritto allo studio e alla salute- e riconoscere il ruolo che gli abitanti hanno garantito in questi anni e continuano a svolgere anche attraverso il coraggio del sindaco di Giusy Nicolini». A Lampedusa attendono i 26milioni stanziati dal governo Berlusconi e non ancora arrivati. Lei come parlamentare cosa intende fare? «Il governo dovrà farsene carico: credo che dopo la visita di Renzi qui, ci sia l’impegno da parte del Pd a sostenere concretamente questo impegno. In parlamento cercheremo di sollecitare e velocizzare l’iter spesso bloccato dalla burocrazia». I lampedusani a Intelligonews hanno raccontato il paradosso della zona franca: c’è l’ok del governo ma non dell’Europa. «Ritengo vi siano le condizioni per eventualmente pensare a un centro di accoglienza europeo. Su questo dovremo fare un patto con l’Europa stabilendo che da Lampedusa i profughi vengano indirizzati nelle strutture degli altri paesi comunitari». Sì, ma la zona franca è un aiuto importante in primis per gli abitanti dell’isola. Favorevole o contrario? «Assolutamente favorevole. Non dobbiamo abusare della pazienza dei lampedusani che hanno dato prova di grande civiltà in questi anni. La visita di Papa Francesco è stata un importante riconoscimento del ruolo dell’isola nell’Italia e non mondo. E’ doveroso. sostenere i lampedusani». Angela Maraventano sta facendo lo sciopero della fame per il superamento dei Cie e per l’erogazione dei 26 milioni di euro stanziati ma mai arrivati. Cosa ne pensa? «Sono contro le strumentalizzazioni e l’idea che gli immigrati vengano in Italia a rubarci i soldi. Invece di lanciarsi nella propaganda sarebbe corretto avere un po’ di umiltà e ascoltare le storie dei profughi». Ma state portando avanti la stessa battaglia. «Non sono d’accordo. Nella campagne di Matteo Salvini c’è la tendenza ad alimentare un clima di xenofobia, di razzismo e di paura dell’immigrato che trovo inaccettabile, perché si dimentica che gli immigrati contribuiscono all’economia del nostro paese».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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