Usa come la Francia, i gay possono donare il sangue. Ma solo se in astinenza da 1 anno

23 dicembre 2015 ore 9:58, Americo Mascarucci
Usa come la Francia, i gay possono donare il sangue. Ma solo se in astinenza da 1 anno
Le autorità sanitarie americane hanno revocato il bando a vita per le donazioni di sangue di uomini gay e bisessuali. E' stata emessa una nuova direttiva che permette di donare sangue a patto che il donatore non abbia avuto rapporti sessuali con un altro uomo per almeno un anno. Il bando a vita era entrato in vigore 32 anni fa, quando l’epidemia dell’Aids era al suo apice. La decisione statunitense sarebbe maturata in seguito alle risultanze delle ultime ricerche scientifiche, secondo cui il divieto generalizzato non è necessario per evitare la trasmissione dell’Hiv, virus che causa l’Aids. 

In pratica è passato il messaggio secondo cui un gay che ha rapporti stabili con un proprio partner non è più pericoloso di un eterosessuale che magari ha rapporti promiscui con prostitute. A patto però, come detto, che il donatore non abbia avuto rapporti con un altro uomo per almeno un anno perché, si è detto, la finestra di attesa dei dodici mesi sarebbe supportata dalle sicurezze scientifiche. 

Una decisione che in sostanza ricalca quella già adottata in Francia circa un mese fa pressappoco con le stesse modalità, ossia con l'obbligo di non aver contratto rapporti omosessuali per almeno un anno o, se non lo si è fatto nei quattro mesi precedenti la donazione con la possibilità di farlo dopo l'applicazione di un rigoroso protocollo di sicurezza. 
Ovviamente le polemiche non mancano soprattutto di carattere etico visto che, comunque la si pensi, le persone gay sono soggetti potenzialmente più esposti al rischio di contrarre il virus Hiv.  Al punto che, anche una sentenza della Corte di Giustizia Europea, riconosce il diritto degli stati di escludere gli omosessuali dalla possibilità di donare il sangue. La Corte stabilì che l’esclusione dagli elenchi dei donatori debba tenere conto della situazione epidemiologica del singolo Stato. In Francia per esempio secondo i dati relativi al periodo 2003-2008, quasi ogni contagio da Hiv è dovuto a un rapporto sessuale e la metà di tutte le nuove infezioni si verificano in uomini che hanno avuto rapporti omosessuali. La sentenza aggiunge che "fra tutti i Paesi dell’Europa e dell’Asia centrale, la Francia è quello che presenta una maggiore prevalenza di Hiv tra gli uomini che hanno avuto relazioni sessuali con altri uomini". Questa sentenza fu emessa dopo che alcune associazioni gay avevano presentato un ricorso proprio contro il divieto imposto dalla Francia alle donazioni da parte di soggetti omosessuali. Eppure nonostante questa sentenza che in pratica riconosce le ragioni dell'esclusione, la Francia ha deciso comunque di revocare il divieto permanente seppur con l'applicazione di tutte le necessarie misure di sicurezza e prevenzione. 
In Italia non esiste alcun divieto di donare il sangue da parte delle persone gay dopo che un decreto del 2001 a firma dell'allora ministro Veronesi lo ha fatto definitivamente cadere con le stesse motivazioni oggi espresse dagli Usa, ossia che il rischio di infezione non è collegato esclusivamente all’omosessualità in quanto tale, ma ai rapporti non protetti. Il che è vero perché lo stesso rischio lo hanno appunto anche le prostitute o gli eterosessuali che conducono una vita sessuale "disordinata" e si espongono al rischio consumando rapporti non protetti. Ad ogni modo resta da capire se la lotta alle discriminazioni debba o no venire prima della salute delle persone. Perché, come in questo caso e come affermato dalla Corte di Giustizia Ue, non sempre la negazione di un diritto può essere considerata un discrimine, se rischia di compromettere la salute degli altri. Un discrimine che diventa non soltanto necessario ma addirittura doveroso nel caso in cui si rischi di non garantire le necessarie sicurezze di carattere igienico sanitario, sia si parli di gay che di prostitute o di eterosessuali.  
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