Prestipino (Pd): “La scuola è già nel terzo millennio. Come Renzi nessuno mai”

23 febbraio 2015 ore 12:25, Andrea Barcariol
Intervistata da Intelligonews, Patrizia Prestipino, membro della direzione nazionale del Pd,
Prestipino (Pd): “La scuola è già nel terzo millennio. Come Renzi nessuno mai”
parla della manifestazione di ieri "La Buona Scuola", organizzata in occasione del primo anno del governo Renzi e, da esperta del settore, affronta alcune problematiche cruciali relative alla riforma della scuola. Il Ministro Giannini ha detto che bisogna portare la scuola italiana “dal novecento al terzo millennio”. E’ d’accordo? «Su questa frase non sono assolutamente d’accordo, la scuola già sta nel terzo millennio e va al passo con la società. Non si può dire che i nostri ragazzi non appartengano al terzo millennio, così come noi professori. Io ad esempio nell’informatica sono attivissima e utilizzo molto sia internet sia i social per comunicare con gli studenti. Se poi questa frase riguarda le infrastrutture e l’edilizia scolastica, allora si può fare un altro discorso». Giusto puntare sulle assunzioni per concorso abolendo la “babele delle graduatorie”? «Sono nella commissione che lavora alla riforma e conosco bene l’intento del Premier che è quello di mandare a esaurimento le graduatorie, stabilizzando 140mila precari storici. Il problema a cui stiamo lavorando saranno le graduatorie, non tutti i 140mila precari, che pure hanno il diritto, sono funzionali alle esigenze della scuola. Ci sono professori di materie che stanno andando a esaurimento, mentre altre sono molte richieste. Stiamo valutando come distribuire e razionalizzare al meglio le esigenze delle scuole con quelle dei precari che dovranno essere assunti. E’ un lavoro che bisogna fare in maniera attenta per non disperdere questo patrimonio». C’è il rischio che in questo modo circa 26mila precari perdano il posto? «Anche la Corte Europea, lo scorso novembre, ha obbligato l’Italia ad assumere i precari storici, ma questo Renzi lo ha in mente da molto tempo, prima di questa sentenza. E’ chiaro che nell’esercito di 140mila precari ci potrebbero essere persone che, nel frattempo, hanno trovato un altro lavoro, e quindi escono dalle graduatorie, oppure persone che non hanno abbastanza esperienza di insegnamento. E’ chiaro che appena saranno arruolati dovranno fare dei corsi di formazione». In molti, in riferimento alla manifestazione di ieri, hanno detto: “Tanta retorica e poco impegno concreto”.  Critica ingiusta? «Quale Presidente del Consiglio ha messo la scuola così al centro delle priorità? Le primarie del 2012 di Renzi sono state incentrate sul rilancio della scuola italiana, nel suo primo discorso di insediamento ha parlato di scuola e ieri ha voluto festeggiare il primo anno di governo a contatto con questo mondo. Che altro deve fare per dimostrare il suo interesse? Mi si può dire che deve passare ai fatti. La bozza del disegno di legge è frutto di un lungo lavoro e di decine di assemblee con gli studenti. Adesso ci sarà l’iter parlamentare con i tempi morti che conosciamo fino ad arrivare alla legge vera e propria. Finalmente si vede qualcosa ma per avere effetti concreti è necessario che la legge diventi realtà, così come è accaduto per il Jobs Act, che già sta dando risultati positivi. Oltre all’assunzione dei precari ci sarà una valorizzazione del ruolo dell’insegnante attraverso il riconoscimento dei propri meriti». “L’idea di avere un uomo solo al potere, contro tutti e in barba a tutto non mi piace”. Da renziana della prima ora come replica alla frase della Boldrini? «La Boldrini oltre al ruolo istituzionale è anche una donna di Sel, quindi da politico può dire quello che pensa. Il problema secondo me è che viene fatto un ritratto sbagliato di Renzi. Siamo a un livello tale di contrapposizione politica che quelli che vogliono fare le cose diventano i capetti. Questo Paese è stato fermo per decenni, ma uno che vuole andare avanti con decisione diventa subito un ducetto. Renzi ha ereditato un Parlamento di nominati, ha ereditato un Paese incancrenito dal punto di vista economico, sociale e politico. E’ chiaro che in una situazione del genere deve mettere benzina nel motore per far ripartire la macchina. Lui non vuole adeguarsi alle pastoie della democrazia parlamentare e alle guerre intestine. Renzi ritiene che questo Paese abbia bisogno di un elettroshock e lui sta dando questo elettroshock».
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