Due anni di Renzi e "Italia non più il problema dell'Europa". Con Monti e Letta? Segnava meno

23 febbraio 2016 ore 10:41, Marta Moriconi
"L'Italia non è più il problema dell'Europa. L'Italia c'è, forte e solida. C'è ancora molto da fare e io ho lo stessa fame del primo giorno. Siamo affamati di cambiamento": parola del premier Renzi. E' questa la prospettiva che ha davanti a sè Matteo e alla stampa estera stila un bilancio da qui a due anni del governo. 

La legislatura finisce nel febbraio 2018 e Renzi fa la lista della spesa già nel suo 'frigo-Italia' e quella ancora da acquisire: "Certo che in due anni molte iniziative stanno andando avanti, l'Italia aveva il segno meno al pil e ora ha il segno più, ancora non sufficiente, così come
Due anni di Renzi e 'Italia non più il problema dell'Europa'. Con Monti e Letta? Segnava meno
sull'occupazione, c'era una legge elettorale bloccata che abbiamo fatto così come la riforma della scuola". 
Quanto alla crescita sufficiente in molti sollevano dubbi, ma a Renzi basta sciorinare i dati negativi degli altri per sentirsi soddisfatto: "Monti era al meno 2,3 e con Letta a meno 1,9. Siamo passati dal meno al più. Non emoziona, ma meglio più che meno" ha detto soddisfatto del Pil "che cresce meno, ma stiamo facendo tagli da cura da cavallo" almeno ha ammesso.
Che però abbia una partita con l'Europa non lo nasconde: "O cambia - dice - o rischia di vanificarsi la più grande operazione di costruzione di un istituzione politica. Ora l'Ue non funziona, l'Italia lavora per correggere la rotta non per qualche briciola di compensazione ma per ricostruire l'ideale europeo". Certo, sarebbe un bel colpo per Matteo se cambiasse anche perché i parametri di Maastricht sono come una laccio al collo e i Paesi di serie B come l'Italia sono tra i pochi "che li rispettano" avverte lui, quasi a voler lanciare una lieve forma di minaccia. 

Quanto alla Siria dove "siamo impegnati con grande determinazione", come ripetuto in una conferenza stampa in Turchia anche dal ministro degli Esteri italiano Gentiloni, i raid non bastano, e la decisione va presa tutti insieme. Ossia, traduce Renzi, la posizione italiana è la stessa della comunità internazionale con la differenza, avverte il premier, che "ora non solo siamo ai tavoli internazionali ma vogliamo starci da protagonisti con i nostri partner perché per anni si è fatto credere che l'Italia era talmente in difficoltà da non poter giocare la sua partita". 

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