Lei non abortisce, lui le uccide e dà fuoco: pochi 14 anni di carcere?

23 febbraio 2016 ore 10:06, Andrea De Angelis
La paura della responsabilità. Di cambiare vita, di non essere all'altezza. Di diventare grande, adulto, di dover mettere una creatura altra al primo posto. Sono elementi questi che spingono ad abortire. Ma se tali sensazioni sono provate dall'uomo e non dalla donna, ecco che si crea un cortocircuito. Altro che "l'utero è mio" di nota memoria, qui l'utero semmai è nostro. Lui non ci sta, non vuole diventare padre. Ma lei non molla. I mesi passano, è già all'ottavo mese di gravidanza. Ancora poche settimane e saranno genitori di una vita nuova. Quella che hanno generato loro. Ma non volle, almeno lui. 

La Germania è sconvolta. Perché questa storia non è la solita pagina di cronaca nera volta ad attirare l'attenzione, parlare alla pancia e magari distrarre da argomenti più importanti. No. Questa volta siamo davanti al triste epilogo di una vicenda che vide protagonisti due ventenni e una creatura che stava per vedere la luce dopo la gravidanza, volta quasi al termine. Per quel crimine efferato arriva ora la condanna. Eren Toben, ventenne tedesco residente a Berlino fu aiutato nel suo piano, avvenuto nel gennaio di un anno fa, da Paul Daniel Muller, amico coetaneo. I due giovani convinsero Maria Peiner, la fidanzata 19enne in dolce attesa di Toben, a salire sull’automobile del complice con un escamotage. La scusa era quella di andare a comprare degli abiti per il futuro nascituro, che sarebbe venuto alla luce da lì a poche settimane. Ma i due ragazzi non portarono Maria a fare shopping per il neonato, bensì la condussero verso una foresta isolata, picchiandola con un pezzo di legno e poi accoltellandola selvaggiamente. Infine, mentre la ragazza si trovava ferita ed agonizzante a terra, ma ancora viva, Eren e Paul la cosparsero di benzina e le diedero fuoco. 
Agli inquirenti, il ventenne confessò poi di avere agito così perché "non voleva diventare padre". Ora è arrivata la sentenza per quel crimine: 14 anni di carcere a testa. Una pena che tuttavia ha scontentato l’opinione pubblica tedesca che chiedeva l’ergastolo per i due giovani assassini.

Lei non abortisce, lui le uccide e dà fuoco: pochi 14 anni di carcere?
Troppo pochi 14 anni? I due usciranno dal carcere trentacinquenni
, forse è questo che non piace ai tedeschi. L'idea che per un duplice omicidio (considerando anche il feto) si paghi con soli 14 anni di reclusione. Altri sottolineano invece come si tratti di una giusta pena, idonea per reintegrare i due nella società. "Saranno privati dei migliori anni della loro vita", sottolineano questi ultimi. 
Intanto ecco le parole del giudice Regina Alex pronunciate durante il processo: "Per lui l'omicidio era la soluzione che gli avrebbe garantito la libertà e una vita felice. Ha abusato dell'amore di Maria per farle un'imboscata. Mentre era avvolta dalle fiamme la ragazza era ancora cosciente. Per quanto riguarda il complice dell'omicidio, posso dire che ha agito solo con lo scopo di provare piacere nel distruggere la vita di un altro essere umano".


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