Enrico Rossi prova la scalata al Pd contro Renzi: c'è dietro l'ombra di D'Alema?

23 febbraio 2016 ore 15:23, Americo Mascarucci
La sfida a Matteo Renzi parte dalla Toscana. 
Ad insidiare la leadership del Partito Democratico all'ex sindaco di Firenze oggi Presidente del Consiglio è niente di meno che il Governatore della Regione Toscana Enrico Rossi.  
La corsa di Renzi è partita dalla Toscana e da qui potrebbe arrivare un forte ostacolo ai suoi futuri progetti politici. Perché Rossi sembra voler fare sul serio. 
Enrico Rossi è originario di Bientina (Pisa) e ha rotto gli indugi dopo che per mesi si era parlato di lui come possibile sfidante di Renzi alla segreteria con il sostegno ovviamente di tutta la "vecchia guardia" da D’Alema a Bersani passando per Cuperlo, Speranza, e tutti quelli che non ne vogliono sapere di finire all'interno del tanto evocato "Partito della Nazione". 
L’annuncio è stato dato nella serata di lunedì 22 febbraio a Pontedera dove Rossi è stato sindaco per una legislatura ma l’evento clou, quello cioè che dovrebbe di fatto ufficializzare la discesa in campo del presidente toscano è in programma allo Sporting Club Gronchi di Pontedera, una delle 26 tappe del tour per la Toscana iniziato a Livorno pochi giorni fa. 
Enrico Rossi prova la scalata al Pd contro Renzi: c'è dietro l'ombra di D'Alema?
I rapporti fra lui e Renzi non sono stati mai idilliaci anche se i due hanno cercato faticosamente di convivere quando l’attuale Premier sedeva ancora sulla poltrona di sindaco del capoluogo toscano. 
Rossi ha già tracciato la sua azione politica. Non farà una guerra contro il Pd ma per il Pd per restituire cittadinanza a quei "comunisti democratici" come si è definito lui che si sentono ospiti indesiderati nel Pd renziano. 
A Pisa Rossi ha detto che si batterà per superare la dinamica renziani-antirenziani e non ha risparmiato critiche ai "Giovani Turchi"capitanati da Matteo Orfini che ha definito "diversamente renziani". 

Naturalmente dietro a lui tutti intravedono l’ombra dei D’Alema e dei Bersani ma Rossi rifiuta l’etichettatura di candidato di una corrente contro un’altra e ribadisce: "Sono convintamente rossiano, non ho una squadra, sono pronto a raccogliere firme per fare un partito diverso che deve ripartire dal basso. Penso che in un partito plurale come il nostro si possano esprimere le proprie opinioni anche senza dover poi portare via il pallone con il quale si gioca". 
Un messaggio chiaro a chi come Stefano Fassina e Pippo Civati hanno scelto di abbandonare il Pd considerando impossibile la convivenza con Renzi e molto difficile cambiare il partito dall'interno. Rossi invece considera la battaglia per restituire al Pd la conformazione di grande partito di centrosinistra capace di intercettare il voto del popolo della sinistra, ancora possibile e lui vuole combatterla fino in fondo convinto che il Pd sia ancora la casa di un "comunista democratico" come lui.
 E il fatto che Rossi abbia rispolverato il termine "comunista" non più pronunciato da almeno venti anni dalla classe dirigente ex Ds la dice lunga su come il messaggio sia indirizzato proprio verso quel mondo di sinistra che Renzi con il suo Pd ha di fatto deciso di non rappresentare più. 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]