Unioni civili, Meluzzi: "Emotività è autogol Lgbt, ora escano dall'ottica Gay Pride"

23 febbraio 2016 ore 14:07, Andrea De Angelis
Tradimento? Fine di un idolo? Compromesso politico, machiavellico? La comunità Lgbt attacca Monica Cirinnà dopo il tramonto del suo ddl, almeno nella versione originale e l'opinione pubblica si interroga su cosa stia accadendo e soprattutto su quale sarà l'esito del voto in Aula. IntelligoNews ne ha parlato con lo psichiatra Alessandro Meluzzi...

Da "paladina dei diritti" a "traditrice". Come si può descrivere da un punto di vista psichiatrico quanto sta accadendo tra la comunità Lgbt e Monica Cirinnà?Sono stati costruiti falsi idoli?
"La politica in generale, come linguaggio e come metodo, è antitetica alla psichiatria e alla psicanalisi. Mentre queste si occupano delle emozioni, la politica che pure organizza comportamenti emozionali deve essere l'arte e addirittura la scienza della mediazione. Altrimenti la politica non servirebbe a nulla". 

Aveva ragione Machiavelli? 
"Machiavelli si occupava dell'ipostatizzazione del potere che è una cosa ancora diversa. Di certo la politica è un metodo che non è stato inventato da avvocati per rendere complicate cose che un imprenditore farebbe in modo semplice, ma perché parte dal presupposto che ci sono interessi, punti di vista, rappresentazioni del mondo non sempre compatibili tra di loro. La politica è innanzitutto arte e scienza della mediazione di interessi diversi. L'unica alternativa è la guerra ed entrambe sono lontane da psichiatria e psicanalisi". 

Cosa accade se politica e guerra si contaminano con esse?
"Succedono le peggiori cose. La politica diventa iperemotiva, la guerra diventa feroce perché ideologica. Dobbiamo guardarci da tutte le situazioni in cui questi linguaggi si contaminano tra di loro. Pretendere che delle persone esprimano in modo emotivo il loro modo di essere è assurdo. A cosa servono i gay pride se non ad esaltare al massimo l'emotività simbolica di un certo ambiente? Legittimissimo, sia ben chiaro. Però credo che arrivati a questo punto sia il tempo della politica e la politica non può essere fatta che di piccoli passi. Emotivizzare questa situazione credo che danneggi innanzitutto gli interessi rappresentati da questi movimenti". 

Unioni civili, Meluzzi: 'Emotività è autogol Lgbt, ora escano dall'ottica Gay Pride'
C'è stata troppa emotività anche prima, quando il ddl Cirinnà era in piedi?
"Sono questioni che chiamano in causa delle realtà talmente archetipiche ed elementari del vissuto umano che è chiaro che dal family day al family gay si definiscono realtà su una base anche ideologica, ma l'ideologia è il contrario della politica. Essa infatti, seppure nasce dall'ideologia, ha bisogno di trovare la mediazione". 

In una recente intervista lei ci disse che paragonare la piazza del family day a quella pro o contro l'aborto sarebbe stato sbagliato. Le chiedo però se la situazione possa essere di nuovo il referendum. 
"I referendum sono sempre una cosa sana ed utile, ma non per forza il risultato è la verità. Se le politiche di Hitler fossero state sottoposte al referendum ai tempi delle Olimpiadi di Berlino il consenso sarebbe stato al 90% senza che quel risultato democratico avesse rappresentato una verità storica. Non a caso la nostra Costituzione ne vieta l'utilizzo in maniera fiscale...".

Il referendum non è dunque la soluzione?
"Credo che sarà un passaggio ineludibile e dal risultato imprevedibile. Credo soprattutto che la comunità Lgbt per migliorare la rappresentazione di se stessa davanti all'opinione pubblica debba smaltire un po' di emotività e come tutti assumere un atteggiamento ragionevole. Questo lo dico anche alle persone del family day: se le ragioni in una contesa storica fossero tutte da una stessa parte le contese non durerebbero così a lungo. Lo dice la storia. Certamente una mediazione è tale se scontenta tutti, altrimenti non è una mediazione". 

In questo caso forse ci siamo?
"Forse sì. Un grande Padre della Chiesa come San Giovanni Crisostomo diceva che il prezzo giusto di una cosa è quando nessuno ne ha fissato il prezzo. Soltanto sulla base di un risultato di spinte e controspinte si arriva al valore giusto, quando cioè nessuno ne ha deciso il valore". 

In quest'ottica il canguro era il rimedio peggiore?
"Era un metodo che serviva a tagliare discussioni che sono risultate interminabili. Alla fine finiscono col diventare discussioni di lana caprina. Allora il valore migliore sarà quello che si raggiungerà quando tutti avranno pensato che i loro valori saranno stati calpestati. Così ragiona un liberale, il bene comune è costruito da mille mani invisibili come diceva John Stuart Mill...".

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