Bill Gates contro Zuckerberg: "Apple sblocchi l'iPhone del killer"

23 febbraio 2016 ore 16:19, Andrea De Angelis
A tutto c'è un limite o no? La risposta sta al buonsenso. Di certo pensare che uno smartphone possa essere protetto dalle indagini dell'Fbi è un dato di fatto, condividerlo è tutt'altra cosa. Perché immaginiamo per un attimo di trovarci nei panni dei familiari delle vittime e dei feriti, ma più in generale di coloro che erano presenti a San Bernardino nella sparatoria dello scorso due dicembre: cosa faremmo al posto loro? Difenderemmo la privacy ad ogni costo o chiederemmo giustizia?

Il punto di domanda è grande come una casa anche perché la risposta creerà necessariamente un precedente, più o meno pericoloso. Gli appelli alla sicurezza si sono moltiplicati negli ultimi mesi negli Stati Uniti come in Europa, ma spesso questa si scontra proprio con la privacy. Di precedente ha parlato anche Tim Cook che da abile comunicatore ha spiegato come questo caso non sia da leggere come un singolo avvenimento. Il numero uno di Apple ha suggerito così al governo di formare una commissione che legiferi in merito all'utilizzo di codici criptati e al rapporto privacy/sicurezza, respingendo al mittente la richiesta di collaborare arrivata da James Comey, direttore Fbi, che definiva il caso di San Bernardino "abbastanza limitato". 
In questo dibattito davvero acceso e la cui soluzione non sembra certo essere dietro l'angolo si inserisce ora un altro numero uno della tecnologia che di nome fa Bill e di cognome Gates. Per anni il suo nome è stato al centro di ogni questione, dunque ora la sua opinione è sicuramente autorevole, di peso. Ma cosa ha detto Bill Gates? Non ha parlato di certo in politichese o mediato come forse si poteva prevedere. Anzi, si è decisamente schierato. 

Bill Gates contro Zuckerberg: 'Apple sblocchi l'iPhone del killer'
In un’intervista rilasciata al Financial Times, il cofondatore di Microsoft ha detto di non essere d’accordo con Tim Cook sul fatto che sbloccare un’iPhone voglia dire mettere a rischio la sicurezza di tutti: "Questo è un caso specifico, non generale, in cui il governo chiede informazioni", ha spiegato Gates, paragonando la richiesta dell’Fbi a quella fatta su un particolare conto corrente bancario. Il padre dell’azienda di Redmond chiede però che ci siano in futuro regole precise per la gestione di questi casi.
L’ultimo a schierarsi era stato Mark Zuckerberg, che a Barcellona era intervenuto invece a sostegno di Cupertino: “Siamo dalla parte di Apple, crediamo nella crittografia e non crediamo che inserire una backdoor sia sinonimo di sicurezza”, aveva detto. “Allo stesso tempo sentiamo di avere una grande responsabilità nel prevenire il terrorismo, infatti abbiamo delle policy rigide in materia. I terroristi vengono tagliati fuori dalla piattaforma e se abbiamo la possibilità di lavorare col governo è un’ipotesi che prendiamo sul serio”.
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