Tasse, l'Italia paga 1141 euro in più, la soluzione Ue non ci salva

23 febbraio 2016 ore 14:50, Luca Lippi
La Cgia di Mestre comunica che se fossero armonizzate le tasse in tutta Europa, ciascun italiano risparmierebbe 557 euro all'anno, pari, in termini complessivi, a 34 miliardi di euro. La Cgia ha operato l’analisi prendendo spunto dalla proposta italiana di istituire a livello europeo un Superministro delle Finanze, ipotizza, almeno in linea teorica, un'armonizzazione anche dei sistemi fiscali dei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica. Ovviamente siamo nell’area delle ipotesi seppure competenti come ogni analisi puntuale fatta dalla Cgia di Mestre.

Tasse, l'Italia paga 1141 euro in più, la soluzione Ue non ci salva
Ma quali sono i paesi dove si pagano più tasse? E soprattutto, è sufficiente conoscere la posizione numerica in termini di prelievo fiscale per valutare complessivamente l’economia del Paese?
Per rispondere a questa domanda abbandoniamo lo studio della Cgia di Mestre e consultiamo la classifica redatta dal World economic forum nel suo annuale “Rapporto globale sulla competitività”. 
La competitività è determinante, fra le varie componenti valutate che sono numerose è compresa la tassazione, oltre il livello di istruzione, d’inflazione ecc.
L’unità di misura utilizzata dal Wef è il “total tax rate” della banca mondiale, ossia l’ammontare di tasse nella somma risultante di cinque tipi di tasse differenti: l’imposta sui profitti aziendali (per capirci la nostra Ires), la contribuzione sociale e sul lavoro a carico del datore di lavoro, le tasse sugli immobili, l’Iva e tutte le altre in ordine decrescente di importanza. In sostanza si parla delle tasse gravanti sulle imprese e quindi non a carico dei lavoratori.
L’Italia con un total tax rate del 65,4% è al dodicesimo posto su scala mondiale e al secondo posto all’interno della zona euro dietro alla Francia (al nono posto). Però bisogna chiarire anche che un maggiore livello impositivo per essere congruo dovrebbe indicare un livello di servizi superiore. Su questa precisazione l’Italia secondo il Wef, in termini di efficienza della spesa pubblica è al 135esimo posto sul totale che è 140, mentre la Francia è al 74esimo posto.
Quindi la differenza non la fa la pressione fiscale ma è tutta nella qualità dell’efficienza della spesa pubblica. Infatti fra i Paesi ai primi posti come oneri di tassazione sono pochissimi quelli che brillano per efficienza della spesa pubblica. Fa eccezione l’Austria che quinta nella classifica europea della tassazione (24esima a livello mondiale) è 15esima nella classifica europea di efficienza della spesa pubblica (55esima in quella mondiale). Quindi non è tanto utile armonizzare la tassazione italiana a quella europea a esclusivo vantaggio di un risparmio fittizio per il contribuente. Che senso ha far pagare leggermente meno un servizio che comunque non esiste o è inadeguato a risolvere?
autore / Luca Lippi
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