Via la stepchild e fiducia sulle unioni civili. Ora Grasso "copia" M5S: no al super-canguro

23 febbraio 2016 ore 15:37, Lucia Bigozzi
Se il canguro è saltato, soppiantato dal maxi-emendamento uscito dal cilindro di Renzi e Alfano, la legge Cirinnà - o quello che ne resterà – non avrà percorso facile. In parlamento, ma anche fuori, dalle piazze arcobaleno dei sì unioni e sì stepchild adoption e il popolo del Family e del no all’utero in affitto e no alle unioni civili in versione Cirinnà, fino alla Rete dove la comunità Lgbt ha “sconfessato” quelli che fino a una manciata di giorni fa se ne facevano paladini in nome della parola iper-inflazionata – diritti- tra gli scranni del Senato. “Tradimento” è il termine più cliccato tra i cinguettii di Twitter. Renzi prova a far digerire il patto con Alfano ovvero lo stralcio della stepchild in cambio del sì alle sole unioni civili, ai senatori dem che poi quel maxi-emendamento con tanto di fiducia sopra, dovranno votarlo. Condizionale d’obbligo se perfino il premier dice di aver già messo in conto qualche voto contrario dai banchi della maggioranza di governo. Dunque, partita aperta, anche perché non si è ancora capito su quale articolo o articoli della contestata legge Palazzo Chigi farà cadere la mannaia del voto di fiducia. E questo non è un elemento da poco, per gli scenari che ne potrebbero discendere. 

Via la stepchild e fiducia sulle unioni civili. Ora Grasso 'copia' M5S: no al super-canguro
Di certo, c’è la battaglia senza quartiere tra Pd e M5Stelle. I grillini oggi rivendicano quello di cui ieri erano accusati come la prova che non sono solo quelli del "Vaffa-day", perché quando c’è da difendere le istituzioni e le regole democratiche loro sono in prima linea. E’ il senso del messaggio pentastellato nel momento in cui il presidente del Senato ha riconosciuto l’inammissibilità del canguro. Cioè esattamente quello che sostenevano i senatori dei 5Stelle: “Ora che anche il presidente Grasso riconosce l'inammissibilità dell'emendamento premissivo di Marcucci e conferma che gli emendamenti sono circa 500 e non di più, e cinque o sei i voti segreti, non ci sono più scuse per non andare in Aula e approvare velocemente le unioni civili con una discussione dignitosa e trasparente come i diritti e le unioni civili meritano”, tuona la senatrice Nunzia Catalfo. Che rincara la dose quando rivendica: “Sul super canguro avevamo ragione, ora chi ci ha accusato di irresponsabilità chieda scusa al Movimento 5 Stelle. Ci sono tutte le condizioni per votare in Aula e approvare rapidamente il testo, abbiamo chiesto a Grasso una capigruppo proprio per decidere tempi certi. A questo punto è chiaro a tutti che se Renzi insisterà con la fiducia è solo per nascondere le sue spaccature interne”. Renzi non molla sulla fiducia e lo ha detto chiaro ai suoi. “So che ci sono aspetti rischiosi nel voto di fiducia, ma l’alternativa è la melina e la palude. C’è una strategia precisa, eterodiretta, il cui obiettivo non è approvare una legge un pochino diversa, l’obiettivo è non approvare la legge facendo ricadere la responsabilità sul Pd”. Poi il messaggio ai dem senatoriali: “Fossi in voi senatori mi opporrei a questo disegno. Il governo è disponibile a fare la sua parte”. Due le alternative che il premier mette sul tavolo dei senatori con l’intento di convincere i più recalcitranti: “Abbiamo due alternative: si vada al dibattito parlamentare” ma “credo sia un errore perché c’è un disegno per affossare la legge”, oppure “la seconda è che il governo si assume responsabilità di un maxiemendamento e la questione di fiducia che significa entro la settimana chiudere. Ho visto un incredibile cinismo nell'atteggiamento di chi strumentalizza i desideri delle persone a fini personalistici e squallidi”.  Per il resto, segue il canovaccio delle accuse ai 5Stelle che “hanno voltato faccia”. 

C’è poi una sottolineatura che rivela, se mai se ne fosse stato bisogno, la “maretta” interna al Pd perché la minoranza dem si concentra su una annotazione: “Non stiamo parlando di comma astratti ma della vita dei bambini. Piuttosto che soluzioni pasticciate meglio la via parlamentare”, spiega Cecilia Guerra durante la riunione del gruppo: “Le due alternative non sono eguali: sono chiari i rischi della via parlamentare, mentre non si capisce chi c'è sulla fiducia e soprattutto cosa c’è dentro il maxi emendamento. Non si può andare oltre gli emendamenti Lumia" e senza art. 5 e con ritocchi al 3 "rischiamo di fare disastri”, aggiunge, giusto per ribadire il concetto. Da Sel la capogruppo De Petris chiede al Pd di rinunciare alla “forzatura” – leggi fiducia – “e affidarsi a un’Aula dal cui voto uscirebbe un testo certamente migliore di quello concordato da Renzi con Alfano”.  Prova del nove, in Aula. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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