Causin (SC): "Parto per l'India per i nostri Marò. Troppi gli errori commessi!"

23 gennaio 2014 ore 13:57, Andrea De Angelis
Causin (SC): 'Parto per l'India per i nostri Marò. Troppi gli errori commessi!'
«Non possiamo farci illusioni, questa delegazione non li può oggettivamente riportare a casa, ma dopo i tanti errori commessi è il minimo che si possa fare». Così Andrea Causin commenta su IntelligoNews il suo prossimo viaggio in India con una delegazione parlamentare. Il deputato di Scelta Civica è pragmatico: «La cosa è nata male e c'è il rischio che l'esito sia anche peggiore, per questo dobbiamo andare lì per mostrare tutta l'attenzione del Parlamento italiano sulla vicenda». Per risolverla positivamente, Causin ipotizza un intervento mirato: «Spetta a noi ora verificare se ci possano essere delle misure anche economiche, nel senso di commerciali, per fare pressione sull'India». Qual è il significato di questo viaggio in India? «Come delegazione parlamentare credo che sia il minimo che possiamo fare. Andare in quella terra significa esprimere vicinanza e solidarietà ai nostri militari, ma anche far sentire la nostra presenza e cercare chiarezza».
Causin (SC): 'Parto per l'India per i nostri Marò. Troppi gli errori commessi!'
Causin (SC): 'Parto per l'India per i nostri Marò. Troppi gli errori commessi!'
Cosa è mancato negli ultimi mesi?
«Ci sono tantissimi aspetti dell'inchiesta poco chiari: non si sa se la cosa è avvenuta in acque internazionali, occorre capire come sono state condotte le indagini». Poteva essere fatto di più in precedenza? «La situazione è stata gestita male dall'inizio, da quando anche per un interesse economico dell'armatore la nave è entrata in quelle acque. Visto che il fatto è accaduto su un natante italiano, la cosa si sarebbe potuta gestire con il nostro codice penale alla mano, andava applicato. In India ci sono le elezioni tra una settimana, la questione viene così strumentalizzata anche per altri fini...». Prova un certo timore? «Ripeto, la cosa è nata male, e c'è il rischio che l'esito sia anche peggiore. Dobbiamo scongiurare il peggio». L'aver rimandato in India i due militari dopo il loro rientro in Italia è stato un errore, o non si poteva fare altrimenti? «Probabilmente è stato un errore, però l'Italia ha anche una tradizione diplomatica di rispetto delle regole. Si è voluta mantenere la parola data ad un Governo con il quale ci sono relazioni diplomatiche e commerciali importanti. A tal proposito spetta a noi ora verificare se ci possano essere delle misure anche economiche, nel senso di commerciali, per fare pressione sull'India e risolvere la questione in modo che possano essere consegnati alla giustizia italiana». Andare in India oggi, oltre alla solidarietà e alla vicinanza, può portare a dell'altro? «Non possiamo farci illusioni, questa delegazione non li può oggettivamente riportare a casa. Il nostro andare lì serve a dimostrare al Governo indiano che il Parlamento italiano è attento a questa vicenda. Dunque è fondamentale superare le divisioni tra partiti... «Assolutamente, serve un fronte comune tra tutti i partiti italiani, non lasciando spazio a strumentalizzazioni».    
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